Il deficit federale degli Stati Uniti ha toccato 432,3 miliardi di dollari a luglio, con un aumento del 48% su base annua. Non succedeva dal marzo 2021 che il dato mensile fosse così alto.

Il deficit federale è la differenza tra quanto lo Stato americano incassa con le tasse e quanto spende in un mese. Quando le uscite superano le entrate, il governo copre il buco emettendo nuovo debito, cioè vendendo titoli di Stato agli investitori. È lo stesso meccanismo che usa uno Stato europeo quando emette BTP o Bund, solo su scala molto più grande.

Secondo quanto riporta Soldionline, il Dipartimento del Tesoro statunitense collega l’aumento a due voci di spesa. La prima è la sanità pubblica per gli anziani, il programma Medicare, che copre le spese di chi ha più di 65 anni. La seconda è il costo crescente degli interessi sul debito pubblico. Quando i tassi restano alti e il debito cresce, la parte di bilancio assorbita dagli interessi aumenta, e resta meno spazio per tutto il resto.

Il conto non riguarda solo luglio. Da ottobre, quando parte l’anno fiscale americano, il rosso cumulato ha già sfiorato i 1.800 miliardi di dollari, una cifra superiore a quella dello stesso periodo di un anno fa, segno che il peggioramento dei conti pubblici Usa non è legato solo a luglio.

Il Dipartimento del Tesoro non ha fornito una stima per agosto, né un’indicazione su quando il ritmo della spesa possa rallentare. Mancano anche i dettagli su quanto pesa esattamente ciascuna delle due voci indicate, Medicare e interessi sul debito, sul totale dell’aumento. Senza quella scomposizione, resta impossibile capire se il problema è la sanità, il debito, o entrambi.

Gli investitori seguono questi numeri per tre ragioni. La prima è pratica: più titoli di Stato americani da collocare sul mercato nei prossimi mesi. La seconda riguarda la fiducia: dubbi crescenti sulla tenuta di lungo periodo del debito Usa. La terza tocca la politica monetaria: la banca centrale americana, cioè la Federal Reserve, deve decidere sui tassi mentre il governo continua a indebitarsi.

Per chi ha quote di obbligazionario Usa o fondi esposti al dollaro, il dato non è un dettaglio tecnico. Un deficit che cresce più delle attese spinge il Tesoro americano a offrire rendimenti più alti pur di trovare compratori. L’effetto arriva anche sui tassi fuori dagli Stati Uniti, euro compreso.

Per un risparmiatore italiano il collegamento non è astratto. Molti fondi obbligazionari globali e diversi ETF monetari in dollari, comuni anche nei portafogli gestiti dalle banche italiane, contengono titoli del Tesoro Usa. Se quei rendimenti salgono, il valore di mercato delle quote può scendere nel breve periodo, anche se il fondo resta solido nel lungo termine.

Il prossimo rapporto del Tesoro, atteso a settembre, è la scadenza da segnare per capire se luglio è stato un episodio isolato o l’inizio di una fase più lunga.

Dati diffusi dal Dipartimento del Tesoro Usa e ripresi da Soldionline il 12 agosto 2026.