Il BTP decennale italiano rende circa il 3,6%. Il bond greco di pari scadenza si ferma al 3,3%, quello portoghese poco sopra il 2,8%. Atene e Lisbona pagano oggi meno interessi di Roma per finanziarsi sui mercati obbligazionari, un’incrocio di rendimenti che Money.it ha messo a fuoco in un’analisi del 6 settembre 2026.
La distanza tra le tre cifre è piccola, ma il suo peso simbolico non lo è. Fino a poco tempo fa Grecia e Portogallo erano i paesi da cui gli investitori scappavano per primi in caso di tensione sui mercati. Oggi sono loro a offrire condizioni migliori di quelle italiane.
Lo spread, il differenziale tra il rendimento di un titolo di Stato e quello tedesco preso come riferimento, resta il termometro più diretto del rischio percepito da chi compra debito pubblico. Quello italiano viaggia vicino agli 80 punti base. La Grecia sta sotto quella soglia, il Portogallo ancora più giù, intorno ai 60 punti.
Per capire quanto sia cambiato il quadro basta guardare indietro. Durante la crisi del debito la Grecia arrivò a pagare oltre 3.000 punti base in più della Germania, un livello che oggi renderebbe quel confronto quasi incomprensibile a chi legge per la prima volta questi numeri. Il debito pubblico greco resta alto, vicino al 160% del prodotto interno lordo, ma ha scadenze diluite su tempi molto lunghi e tassi agevolati, oltre a una quota importante in mano a istituzioni pubbliche europee. Questa struttura rende il rischio reale più basso di quanto il dato grezzo suggerisca, ed è proprio questa lettura che gli investitori sembrano aver assorbito.
Il Portogallo ha seguito una strada più lineare: anni di riduzione costante del deficit hanno portato il debito intorno all’80% del prodotto interno lordo, contro il 135% dell’Italia. Un paese con la metà del debito italiano ha, semplicemente, più margine per assorbire uno shock futuro, e i mercati sembrano valorizzare proprio quel margine.
L’Italia non è un paese in difficoltà nel senso classico del termine: resta la terza economia dell’Eurozona, le sue banche sono più solide di dieci anni fa e i conti pubblici hanno tenuto meglio del previsto. Il premio al rischio più alto dei BTP, se confrontato con Grecia e Portogallo, nasce altrove: soprattutto dalla crescita potenziale, ferma intorno all’1% o meno: un’economia che cresce poco fatica a far scendere il rapporto tra debito e prodotto interno lordo, anche quando il numeratore resta sotto controllo.
Il messaggio dei mercati non è una bocciatura dell’Italia. È un giudizio sulla traiettoria, non sul punto di partenza: Grecia e Portogallo vengono premiati per un percorso di correzione compiuto a caro prezzo sociale, più che per la loro condizione attuale in assoluto.
Chi ha BTP in portafoglio o li valuta come componente del risparmio dovrebbe guardare l’evoluzione dello spread nelle prossime aste del Tesoro, non il confronto puntuale tra i tre rendimenti: è quella traiettoria a dire se il differenziale con Atene e Lisbona resterà un dettaglio tecnico o diventerà un problema di credibilità più ampio.
Dati e analisi tratti da un articolo di Tommaso Scarpellini pubblicato su Money.it il 6 settembre 2026.