Il Btp con scadenza ottobre 2055 paga una cedola del 4,65% l’anno. Il suo rendimento si è avvicinato al 5%, una soglia non toccata dal 2023. Il movimento non nasce in Italia. A spingere i tassi verso l’alto sono i Treasury americani, i titoli del debito pubblico Usa a lungo termine. Quando i rendimenti oltreoceano salgono, gli altri emittenti sovrani sono costretti a inseguire, altrimenti rischiano di perdere terreno agli occhi degli investitori internazionali, attratti da un’alternativa percepita come più sicura e più redditizia.

Il Treasury trentennale è arrivato al 5,3% nel 2026, un livello che non si vedeva dal 2007. Anche le obbligazioni francesi a lunga scadenza, gli Oat, sono salite intorno al 4,87%: la pressione riguarda l’intero mercato delle scadenze lunghe, non solo il debito italiano. Nella stessa seduta le autorità statunitensi hanno annunciato un piano di riacquisto sul debito a lunga scadenza. Quel buyback ha riportato il Btp 2055 verso il 4,83%.

Il motivo per cui le scadenze lunghissime si muovono così tanto ha un nome tecnico: duration modificata. Un titolo con trent’anni di vita residua racchiude nel prezzo le aspettative su inflazione, politica monetaria e sostenibilità del debito. Lo fa per un arco di tempo molto esteso, quindi ogni revisione di quelle aspettative si riflette sul prezzo in modo amplificato.

In pratica, quanto più lontana è la scadenza, tanto più il prezzo del titolo oscilla quando cambiano i tassi, anche se la cedola pagata resta invariata. Su un titolo a duration elevata, un rialzo di un punto dei tassi di mercato può far scendere il prezzo di oltre il 20%. È una sensibilità molto più alta di quella delle emissioni quinquennali o decennali.

Chi comprasse oggi un Btp trentennale bloccherebbe una cedola più alta di quella offerta solo qualche mese fa. Il rendimento è vicino a livelli finora associati a emittenti considerati meno solidi.

Chi invece ha in portafoglio titoli acquistati quando i tassi erano più bassi vede scendere il valore di mercato della propria posizione, perché sul mercato secondario un titolo con cedola più bassa vale meno di uno emesso oggi. L’importo che riceverà a scadenza resta però quello fissato al momento dell’acquisto, a patto di tenere il titolo fino al rimborso. Secondo l’analisi di Money.it, il rialzo dei rendimenti produce due situazioni opposte sullo stesso titolo. Cambia tutto in base a quando è stato comprato.

Il nodo, secondo Money.it, è capire quanto di quel rendimento più alto compensi il rischio legato alla lunga durata del titolo. E quanto rifletta invece l’incertezza sulle finanze pubbliche americane, una leva su cui l’Italia non ha alcun controllo diretto. La differenza tra le due misure, il prezzo di mercato e il rendimento a scadenza, non è un dettaglio tecnico: determina se chi vende oggi registra una perdita o se chi resta fino al 2055 la evita del tutto.

Dati e analisi ripresi da un articolo di Money.it firmato da Tommaso Scarpellini e pubblicato il 19 agosto 2026.