Il 3GPP, l’organismo che scrive le regole tecniche per le connessioni mobili nel mondo, ha messo nero su bianco le tappe ufficiali verso il debutto del 6G: i lanci commerciali non sono previsti prima del 2030. Il via libera è arrivato a giugno a Singapore, con il blocco dei requisiti di servizio entro marzo 2027 e l’architettura definita entro giugno 2028; le specifiche complete arriveranno solo all’inizio del 2029.

Manca ancora una decisione tecnica importante: il 6G nascerà come evoluzione diretta del 5G oppure userà un’interfaccia radio completamente nuova. Una risposta più chiara arriverà dal meeting di Madrid, fissato per settembre. Nel frattempo la corsa globale è già partita: la Corea del Sud, con il piano K-Network 2030, vuole una rete 6G attiva già dal 2028, con due anni di anticipo sul resto del mondo, mentre la Cina punta comunque al 2030 per il lancio commerciale. Le proiezioni indicano quasi 4,6 milioni di collegamenti attivi entro il 2029, distribuiti tra nove Paesi, tra cui Giappone, Canada e Stati Uniti.

Il salto rispetto al 5G non riguarda solo la velocità, anche se quella cresce parecchio: si parla di un massimo teorico di un terabit al secondo, migliaia di volte oltre gli standard attuali, grazie a nuove bande in una fascia tra i 7 e i 24 GHz. La vera novità tecnica è però il sensing integrato (ISAC): le stesse antenne che trasmettono i dati potranno anche leggere i segnali dell’area circostante, trasformando ogni cella in una sorta di radar diffuso. Un gruppo di ricerca del KASTEL Institute ha già dimostrato che i normali segnali Wi-Fi bastano per individuare persone in una stanza senza bisogno di telecamere. Completeranno l’architettura satelliti in orbita bassa e droni per le aree remote, mentre l’intelligenza artificiale gestirà in automatico la configurazione della rete. Per la copertura interna, dove le frequenze alte faticano ad attraversare i muri, le piastrelle 3D brevettate da un ateneo della California rimandano indietro il segnale, scavalcano gli ostacoli e fanno salire la velocità percepita del doppio.

Sul fronte normativo, il 21 gennaio Bruxelles ha varato una riforma delle regole di rete, il Digital Networks Act, pensata per sostituire il vecchio codice delle comunicazioni e velocizzare l’assegnazione dello spettro tra gli Stati membri, dopo i ritardi accumulati con il 5G. Connect Europe calcola che il conto delle licenze di spettro per gli operatori europei abbia superato gli otto miliardi di euro all’anno negli ultimi cinque anni, un rendimento medio comunque inferiore a quello di Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti. In parallelo l’Unione Europea finanzia la componente satellitare con il programma IRIS: un investimento complessivo vicino ai 10,6 miliardi di euro, tra capitali privati, il contributo dell’Agenzia spaziale europea e i fondi pubblici.

Il conto per gli operatori sarà salato lungo tutta la filiera, da antenne e chip fino ai data center periferici. Dell’Oro Group prevede che nel biennio 2026-2027 la spesa in reti radio 5G tocchi un picco vicino ai 92 miliardi di dollari, prima che il 6G ne assorba oltre la metà dal 2029 al 2034. Altre proiezioni parlano di un investimento infrastrutturale che, entro il 2040, potrebbe toccare i 340 miliardi di dollari complessivi. C’è anche un costo politico: secondo le stime di GSMA Intelligence, rendere le reti europee senza fornitori cinesi potrebbe far salire il conto vicino ai quaranta miliardi di euro.

Per chi ha uno smartphone, il salto di prezzo dovrebbe essere gestibile, come già successo quando dal 4G si è passati al 5G. I telefoni compatibili con il 6G debutteranno nella fascia alta e costeranno di più, per poi scendere quando i chip diventeranno componenti standard. In Italia oggi si trovano piani 5G sotto i dieci euro al mese, e il 6G arriverà probabilmente come opzione aggiuntiva dentro le tariffe già esistenti, anche se qualche rimodulazione dei prezzi resta possibile per finanziare gli investimenti in rete.

Resta un nodo scoperto: la stessa tecnologia di sensing che rende la rete più intelligente permette anche di individuare presenza, movimenti e persino parametri vitali di una persona senza che questa abbia con sé alcun dispositivo. È il motivo per cui gli enti che scrivono lo standard, nell’ambito del progetto IEEE 802.11bf, stanno già lavorando a una protezione della privacy integrata di default nei dispositivi di rete futuri.

Per chi valuta l’acquisto di un nuovo smartphone nei prossimi anni non c’è fretta: i primi modelli con il 6G arriveranno a un prezzo alto e con poca convenienza reale prima che lo standard raggiunga una copertura utile. Il segnale da tenere d’occhio nei prossimi mesi è un altro: l’esito del meeting di Madrid a settembre sulla scelta dell’interfaccia radio, perché da lì dipenderà quanto in fretta operatori italiani ed europei dovranno rifare i conti sui loro investimenti.

Dati e informazioni riportati da Money.it nell’articolo di Pasquale Conte pubblicato l’8 settembre 2026.