Morningstar ha passato al setaccio i portafogli dei gestori europei di fondi azionari attivi che considera più affidabili e ha isolato dieci titoli che questi professionisti hanno continuato a comprare negli ultimi tre mesi. Lo riporta Money.it, che cita l’analisi della società di ricerca finanziaria. Tra i dieci nomi compare anche un titolo italiano, FinecoBank, quotata a Piazza Affari.

Per costruire il campione, Morningstar seleziona fondi valutati Gold, Silver o Bronze nel Medalist Rating di Morningstar che restano concentrati su un massimo di cento posizioni, escludendo così ETF e prodotti passivi. Il filtro serve a isolare le scelte più convinte di chi seleziona i titoli uno per uno, non l’esposizione ampia di un indice.

Il nome comprato di più è Intertek Group, gruppo britannico attivo nelle ispezioni e nelle certificazioni, che per Morningstar quota oggi a un livello coerente con il proprio valore stimato. L’analista Ben Slupecki lega l’interesse dei gestori alla politica sul capitale: il gruppo destina il 65% del suo utile netto sottostante al dividendo e nel 2025 vi ha affiancato un riacquisto di azioni per 350 milioni di sterline.

Una combinazione simile, cedola stabile e buyback quando conviene, motiva anche l’acquisto di Bureau Veritas, la società di consulenza e ispezione che secondo Morningstar tratta con uno sconto del 15% sul proprio fair value e gira agli azionisti una quota di utile paragonabile a quella di Intertek. Per Reckitt Benckiser, produttore britannico di detergenti e prodotti per la persona, lo sconto stimato sale al 22% e il dividendo è salito del 5% l’anno negli ultimi due esercizi, un ritmo che gli analisti si aspettano prosegua nel medio periodo.

Non tutti i titoli scelti dai gestori sono a sconto. FinecoBank, unico nome italiano della lista e uno dei quattro titoli finanziari presenti, per la stima quantitativa di Morningstar costa il 6% più del suo valore, eppure resta tra gli acquisti: segno che nel portafoglio pesa più del solo prezzo del momento. Vale lo stesso per ING Group, che tratta con un premio del 23% e versa metà dell’utile in dividendi in contanti, e per Nordea Bank, cara dell’11% secondo Morningstar. L’analista Niklas Kammer indica nella cessione di attività non core e in una base patrimoniale robusta le ragioni che tengono i gestori dentro il titolo nonostante la valutazione piena.

Tra i grandi nomi del largo consumo, Nestlé è giudicata a sconto del 9% e ha alzato la cedola ogni anno per quasi tre decenni, con una crescita media del 4,5% nell’ultimo quindicennio; tra il 2017 e la fine del 2024 ha restituito ai soci oltre 50 miliardi in franchi svizzeri tramite riacquisti, anche se per il 2026 non è previsto un nuovo programma. Unilever, scontata dell’11% per Morningstar, ha tenuto negli ultimi dieci anni un payout medio vicino al 60%, sopra la media dei concorrenti.

Chiudono la lista London Stock Exchange Group, scambiata con uno sconto del 26% e orientata verso operazioni di dimensioni contenute nei dati finanziari alternativi, e ASML, a sconto del 14%, che dal 2013 ha tagliato del 10% le proprie azioni in circolazione preferendo i riacquisti al dividendo puro.

Il filo comune tra i dieci nomi non è il settore ma il criterio. I gestori premiano società che restituiscono capitale in modo prevedibile, indipendentemente dal fatto che il titolo tratti oggi a sconto o a premio rispetto alla stima di Morningstar. Per chi segue questi fondi come punto di riferimento, la lista conta meno come indicazione di acquisto diretta e più come termometro di dove i migliori selezionatori europei vedono valore duraturo.

Dati ed elaborazioni di Morningstar, riportati da Money.it il 20 agosto 2026 a firma di Laura Naka Antonelli.