Gli investimenti nel comparto alberghiero italiano hanno raggiunto 370 milioni di euro, secondo quanto riportato da QuiFinanza sulla base di un report di JLL Italia sugli investimenti alberghieri. Le città d’arte, le mete balneari e di montagna, i laghi e i borghi storici richiamano oggi capitali stranieri nel settore dell’ospitalità, un effetto della spesa turistica di fascia alta in aumento. A trainare il settore è il segmento luxury.

Dei 370 milioni, 200 sono confluiti in progetti di riconversione immobiliare, cioè nell’acquisto di edifici già esistenti trasformati in hotel. Quasi l’80% tra investitori istituzionali, operatori di private equity e family office pianifica di alzare la propria quota nel comparto alberghiero italiano. L’orizzonte indicato è di uno o due anni. Puglia, Costiera Amalfitana, Sicilia e il lago di Como sono le mete che oggi raccolgono più capitali freschi.

Oltre ai capitali europei e nordamericani, aumenta il peso dei fondi che arrivano da Sud America, Medio Oriente e Asia. Questi mercati vedono nell’Italia un Paese capace di offrire un valore immobiliare stabile, buoni rendimenti e una crescita sostenibile negli anni a venire. Il segmento luxury resta il più osservato dagli analisti. La domanda internazionale continua a crescere e i visitatori che lo scelgono spendono, in media, più della clientela standard.

Un secondo studio di Cbre conferma la stessa tendenza: si tratta dell’European Hotel Investor Intentions Survey. Nella classifica dei Paesi europei più richiesti per gli investimenti alberghieri, l’Italia occupa la seconda posizione, davanti al Regno Unito e subito dopo la Spagna. Circa due terzi degli investitori cercano opportunità value add, cioè immobili da riqualificare, a conferma che la ristrutturazione del patrimonio esistente resta la leva principale per alzare i rendimenti.

Secondo Federturismo, il turismo di lusso ha attirato da solo, nel 2025, più di 820 milioni di euro, circa un terzo del totale investito nel comparto alberghiero italiano. Il dato conferma che la fascia alta del turismo pesa nel mercato immobiliare più di quanto il numero di strutture coinvolte farebbe pensare.

Dietro l’interesse internazionale emerge però una fragilità strutturale. Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi, segnala che l’Italia ha più hotel di ogni altro Paese europeo ma una delle quote più basse di strutture legate a grandi catene alberghiere. Il mercato resta dominato da gestioni indipendenti, spesso familiari: un tratto che identifica l’offerta turistica del Paese, ma che oggi ne segnala anche la vulnerabilità.

I costi di gestione in salita, la pressione dei grandi gruppi internazionali e i capitali necessari per rinnovare gli immobili mettono sotto pressione i proprietari indipendenti. Un numero crescente di questi proprietari valuta di vendere la propria struttura a fondi e gruppi stranieri. Il report di JLL non indica quante gestioni familiari abbiano già cambiato proprietà negli ultimi anni: senza quel dato resta impossibile misurare la velocità reale del consolidamento in corso.

Chi possiede una struttura ricettiva a conduzione familiare si trova davanti a una scelta concreta nei prossimi mesi: reperire capitali per modernizzare l’attività o valutare un’offerta di acquisizione da un fondo estero. Il flusso di capitali stranieri verso l’Italia, secondo gli stessi investitori intervistati da JLL, non sembra destinato a rallentare nel breve termine.

Dati tratti dai report di JLL Italia e Cbre, ripresi da QuiFinanza il 26 luglio 2026.