Lo stretto di Hormuz resta bloccato al traffico petrolifero da quasi sei mesi, mentre Washington e Teheran continuano a scambiarsi accuse su intese che nessuna delle due parti rispetta fino in fondo. Da quel passaggio transita circa il 20% del petrolio scambiato nel mondo, più una quota equivalente di gas naturale liquefatto trasportato via nave. Quando un corridoio così centrale si restringe per mesi, i mercati non guardano solo alle scorte immediate: scontano nei listini il rischio che le forniture restino compresse ancora a lungo.
Sul piano diplomatico la situazione resta complicata. Gli Stati Uniti sostengono che il transito sia tornato agibile e che gli ordigni piazzati nelle acque dello stretto siano stati rimossi. L’Iran non è d’accordo e lega la riapertura completa a quattro condizioni: fine del blocco navale ai propri porti, cancellazione delle sanzioni sul petrolio, sblocco dei fondi congelati e stop alle operazioni militari nell’area. L’Oman media in parallelo con Teheran. Nel frattempo Washington avrebbe rivolto una minaccia esplicita a un alleato dell’area del Golfo, un dettaglio che complica ulteriormente un negoziato già condotto su più tavoli.
Questa incertezza prolungata alimenta quello che gli operatori chiamano premio al rischio geopolitico, la parte di prezzo che riflette non l’equilibrio reale tra offerta e domanda ma il timore che la crisi peggiori. Un rincaro del Brent di pochi giorni pesa poco sui conti delle famiglie. Un episodio di 6, 12 o 18 mesi di energia cara sposta invece la traiettoria dell’inflazione, la variabile che la BCE deve valutare a ogni riunione sui tassi. Secondo un’analisi pubblicata da Money.it, Teheran ha inoltre proposto un prelievo compreso fra 5 e 7 punti percentuali sul valore della merce in transito. Anche con lo stretto formalmente riaperto, quel costo aggiuntivo produrrebbe sui prezzi finali un effetto simile a un blocco fisico.
Qui entra in gioco il portafoglio dei risparmiatori italiani. Il Tesoro ha raccolto negli ultimi tre anni oltre 150 miliardi di euro con titoli pensati per i piccoli investitori. Il ventaglio comprende sei collocamenti di BTP Valore, il BTP Italia, il BTP Più e, da giugno 2026, il BTP Italia SÌ. Chi ha sottoscritto tra il 2023 e il 2024, quando i rendimenti erano ai massimi di quel biennio, ha incassato cedole trimestrali comprese fra 4,1 e 4,5 punti percentuali. A quelle cedole si aggiungono clausole di step-up, che alzano il tasso negli anni successivi, e una tassazione di favore al 12,5%.
Quel tasso d’ingresso elevato si traduce oggi in un vantaggio di prezzo. Prendiamo un titolo della categoria BTP Valore che paga una cedola del 3,85%: sottoscritto quando i rendimenti erano ai massimi del biennio 2023-2024, oggi scambia intorno a quota 104,3, sopra la pari. Chi lo rivende adesso incassa un premio rispetto al capitale che il titolo restituirà a scadenza.
Quel margine non è però assicurato nel tempo. Un’impennata duratura dei prezzi energetici innescata da Hormuz potrebbe costringere la BCE a fermare la discesa dei tassi avviata nel 2025. Se i rendimenti di mercato tornassero a salire, le quotazioni dei titoli già in circolazione scenderebbero di conseguenza. Il guadagno di oggi rischia di assottigliarsi nei prossimi mesi.
Il discorso cambia per chi possiede titoli legati al carovita, come il BTP Italia e la sua versione più recente, il BTP Italia SÌ. Qui la posizione di partenza è più difensiva: le cedole e il capitale si rivalutano seguendo l’indice FOI, il paniere che misura il carovita delle famiglie di operai e impiegati. La protezione arriva però con ritardo: serve tempo prima che un rincaro dei prezzi energetici si rifletta sulla cedola successiva, e la parte fissa del rendimento resta comunque bloccata a quanto stabilito all’emissione.
Chi ha in portafoglio BTP acquistati al picco dei rendimenti del 2023-2024 dovrebbe valutare nelle prossime settimane se consolidare la plusvalenza vendendo sul mercato secondario. L’alternativa è tenere i titoli fino a scadenza, confidando che la componente indicizzata assorba parte del rincaro energetico in arrivo.
Dati ed elementi ripresi da un’analisi di Tommaso Scarpellini pubblicata da Money.it il 19 agosto 2026.