Hermès ha chiuso il terzo trimestre con vendite di 4,09 miliardi di euro, il 5,5% in più dei 3,88 miliardi del 2025. A cambi costanti l’aumento si ferma al 4,3%. Giovedì 22 ottobre la Borsa ha punito il dato: il titolo della maison parigina perdeva il 6,63% durante la seduta.

Il nodo sono le attese. Per 4,13 miliardi di euro si era espressa Deutsche Bank, mentre Barclays prevedeva una crescita del 5% a cambi costanti. Il consenso raccolto da Bernstein era al 5,2%, circa 90 punti base sopra il risultato reale. Nel secondo trimestre l’aumento era stato del 6,7%.

Secondo Pambianco News, che ha riportato i conti, nessun trimestre degli ultimi sei anni era cresciuto così poco. Deutsche Bank definisce il risultato “deludente”. Il cambio ha aiutato di 1,2 punti, quindi senza quel vento favorevole il quadro sarebbe stato più debole.

Le aree geografiche raccontano un trimestre a due velocità. L’Europa senza la Francia cresce dell’8,6% fino a 687 milioni: un dato allineato alle stime, o di poco superiore. Le Americhe salgono del 10,7% a 791 milioni, ma Barclays aveva già ridotto le previsioni: l’effetto dei listini ritoccati a maggio 2025 è ormai assorbito dal termine di paragone. La Francia avanza del 3,6% a 417 milioni.

Più a est le cose vanno peggio. In Giappone la crescita è del 3,4%, con 402 milioni di vendite, meno del previsto, mentre l’Asia-Pacifico esclusa quell’area vale 1,65 miliardi con un +3,8%. La Cina resta stabile in un contesto che si è fatto più duro. Bernstein ricorda che nel controllo dei negozi durante la Golden Week Hermès è arrivata quarta per traffico, dietro Chanel e Dior. Calo del 2,8% invece per il Medio Oriente, che vale 149 milioni.

Tra i prodotti, a trainare i conti è la pelletteria, che batte il consenso con 1,91 miliardi e un aumento del 12,4%. Sopra le attese anche la profumeria, che con il beauty sale del 7,9% a 128 milioni. L’abbigliamento e gli accessori invece arretrano dell’1,4% a 1,14 miliardi, mentre gli analisti attendevano una crescita. Secondo Deutsche Bank è la zavorra principale del periodo. L’orologeria perde il 5% e scende a 125 milioni.

Da gennaio a settembre il fatturato consolidato raggiunge 12,26 miliardi: +2,9%, che diventa +5,5% a cambi costanti (l’effetto valutario non è favorevole). Il cambio toglie circa 310 milioni.

L’amministratore delegato Axel Dumas sostiene che il gruppo continui a crescere con redditività malgrado una congiuntura complessa. Hermès conferma l’obiettivo di un aumento ambizioso del fatturato, calcolato senza l’effetto dei cambi, sul medio periodo. A gennaio arrivano la prima collezione maschile di Grace Wales Bonner e la Couture firmata da Nadège Vanhée.

Contando da gennaio, il titolo ha lasciato sul terreno circa il 36%. Ubs e Goldman Sachs hanno declassato il giudizio a “Sell”: a loro avviso la diffusione delle borse Birkin e Kelly nel mercato dell’usato toglie esclusività al marchio e lo espone di più ai cicli economici. Pesano anche il rallentamento cinese e i nuovi giri di vite del fisco sui patrimoni offshore.

Per chi ha Hermès in portafoglio, il prossimo segnale sarà l’abbigliamento in Cina: se smette di frenare, la fiducia può tornare.

Dati dei conti trimestrali di Hermès riportati da Pambianco News il 22 ottobre 2026.