Federal Reserve e OCC, il regolatore delle banche nazionali americane, hanno contattato gli istituti per capire quanto l’attacco a Binance li riguardi. I miliardi sottratti all’exchange sono 6,3, in dollari. Le chiamate sono partite lunedì 2 novembre, e i funzionari hanno domandato ai banchieri se i loro sistemi avessero mostrato anomalie o servizi interrotti.

Secondo Cryptonomist, per i due regolatori questo è il furto crypto più grosso mai registrato. Il rischio non resta dentro l’exchange: le falle di sicurezza possono toccare anche la finanza tradizionale, visto che i rapporti tra banche e crypto sono cresciuti. Le richieste servono proprio a controllare i sistemi degli istituti.

Le banche hanno già reagito. Il reparto di sicurezza informatica di una grande banca USA ha chiamato Binance a poche ore dall’attacco. Ora scrive una relazione interna, e da lì nascerà una verifica approfondita dei suoi sistemi, con possibili regole di sicurezza più severe. Altri istituti stanno destinando risorse al controllo e alla correzione del loro software.

Cinque mesi di preparazione

Binance descrive una campagna durata cinque mesi, aperta con un reclutamento fasullo, prima che gli attaccanti spostassero un solo dollaro in crypto. Nella catena c’erano un programma scaricato e alterato e un malware scritto per aggirare i sistemi di rilevamento dei dispositivi. Lo strumento di intelligenza artificiale usato all’interno dell’exchange è stato rivolto dagli aggressori contro chi sviluppa e gestisce i wallet.

Sono metodi che non dipendono dalle crypto: ingegneria sociale, download malevoli, strumenti interni compromessi. Per Cryptonomist mettono a rischio pure altri colossi della finanza, ed è su queste difese che si concentrano le verifiche delle banche.

Il 29 ottobre i fondi hanno cominciato a uscire dagli hot wallet dell’exchange, su più blockchain. Secondo gli analisti di TRM Labs e Chainalysis, l’operazione porta la firma di TraderTraitor, un’unità legata alla Corea del Nord.

Cosa è stato recuperato

I numeri sui recuperi li fornisce Binance stessa. L’exchange dice di aver intercettato o fermato asset per circa 2,85 miliardi, sempre in dollari. Con fondi propri ha poi ripristinato il 98% dei token toccati dall’attacco. I prelievi sono ripartiti a fasi dopo quattro giorni, cominciando dal Bitcoin.

Il contesto spiega lo zelo dei supervisori. A marzo 2025 l’OCC ha cancellato, per le banche nazionali, l’obbligo di un via libera preventivo: valeva per custodire crypto e per offrire servizi sulle stablecoin. Ad aprile 2025 la Fed ha ritirato un’indicazione simile, che chiedeva alle banche statali aderenti un preavviso prima di partire con attività crypto. Più gli istituti entrano nel settore, più gli incidenti dell’exchange diventano un loro problema.

Un caso separato ha coinvolto una banca tradizionale. Credit Mutuel Arkea, istituto francese, ha ammesso mercoledì 4 novembre che un attacco hacker ha consentito movimenti fraudolenti su un conto della banca. Un investigatore onchain parla di più di 133 milioni di dollari rubati, ma la cifra non ha avuto conferme da Arkea. Per la banca i soldi dei correntisti sono rimasti intatti.

Chi usa servizi crypto offerti da una banca può seguire i prossimi sviluppi: i rapporti interni degli istituti e le eventuali nuove regole di vigilanza. Per ora nessun regolatore ha annunciato misure.

Secondo Cryptonomist, in un articolo di Amelia Tomasicchio pubblicato giovedì 5 novembre 2026, Fed e OCC hanno contattato le banche americane dopo l’hack di Binance.