La Grande Brera, il polo museale che riunisce Pinacoteca, Cenacolo, Palazzo Citterio e Biblioteca Braidense, punta a chiudere il 2026 con ricavi vicini a 16 milioni di euro. Oltre 11 milioni arriveranno dai biglietti, il resto da concessioni, sponsor e donazioni private. A tracciare i numeri è il direttore generale Crespi, in un’intervista a Il Sole 24 Ore.

Il salto è netto rispetto agli anni precedenti. Il polo aveva incassato 15 milioni nel 2025, appena 6 milioni nel 2024 e 4,8 milioni nel 2023, l’anno in cui Crespi si è insediato alla guida del complesso museale.

I numeri arrivano dalle parole dello stesso direttore generale, non da un bilancio certificato pubblicato a parte. La Grande Brera è un istituto statale autonomo, quindi il rendiconto definitivo del 2026 diventerà verificabile solo con la pubblicazione ufficiale, nei primi mesi del prossimo anno.

Anche gli ingressi sono cresciuti. Quando Crespi ha preso in carico Brera, nel 2023, la Pinacoteca contava 463 mila visitatori, con 3,5 milioni di euro incassati al botteghino. Il traguardo previsto per il 2026 è di 650 mila visitatori e 6 milioni di ricavi, una soglia che per la prima volta supera quella del Cenacolo.

Il Cenacolo, che ammette un numero fisso di visitatori ogni giorno, resta sotto quota 540 mila per via del contingentamento degli ingressi. Nel confronto tra i musei italiani non archeologici, la coppia formata da Brera e Cenacolo occupa ora il terzo posto per visitatori, dietro solo a Uffizi e Accademia di Firenze.

Lo staff conta 200 persone e il bilancio annuale supera i 15 milioni di euro. Sono numeri da azienda strutturata, dice lo stesso Crespi, che tratta la crescita dei ricavi propri come priorità gestionale, non solo culturale.

Il salto più netto riguarda i contributi privati. Nel bilancio 2023, l’anno del suo arrivo, sponsorizzazioni e Art Bonus non avevano portato un euro alle casse del museo. Nel 2025 le sponsorizzazioni sono arrivate a 200 mila euro, mentre le donazioni tramite Art Bonus hanno toccato 950 mila euro.

Dietro l’aumento c’è il Patto per Brera, un progetto lanciato nel 2024 con l’agenzia di comunicazione Comin&Partners per costruire una rete di mecenati tra aziende e privati. Il meccanismo si appoggia sull’Art Bonus, il credito d’imposta che restituisce al donatore una quota di quanto versa a un ente culturale, recuperabile con la dichiarazione dei redditi. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un gruppo stabile di sostenitori, aziende e persone che si impegnano su base pluriennale, non a singole donazioni una tantum.

Per aziende e professionisti che valutano una donazione culturale, il caso di Brera è un test concreto dell’Art Bonus: il credito d’imposta riduce il costo reale dell’operazione, e i numeri del museo mostrano che una raccolta fondi organizzata rende più di un pagamento isolato. Chi pensa di aderire dovrebbe guardare al modello del Patto per Brera, non alla singola donazione.

Le dichiarazioni di Crespi sono state raccolte da Il Sole 24 Ore in un’intervista pubblicata il 6 agosto 2026.