Granarolo, il gruppo lattiero-caseario di Bologna, ha chiuso con dieci banche un prestito di 450 milioni di euro. Il denaro serve al piano strategico, e il costo del credito dipende dai risultati su ambiente, impatto sociale e governance. Lo ha riportato Il Sole 24 Ore lunedì 12 ottobre.
La formula si chiama “sustainability-linked”. Chi presta non si limita a pagare i progetti: concede condizioni migliori solo se l’azienda centra parametri concordati. Granarolo però non ha detto quali siano i singoli parametri, né di quanto si abbassi il prezzo del denaro se li raggiunge. Senza questi due dati non si può stabilire quanto valga il premio.
La somma arriva in tre pezzi: un credito flessibile e due tranche con scadenza fissa. Stanislao Giuseppe Fabbrino, numero uno del gruppo, destina le risorse a efficienza operativa e internazionalizzazione. Tra le priorità indicate ci sono l’energia pulita e il recupero dell’acqua negli stabilimenti.
Il peso dell’estero spiega la scelta. Fuori dall’Italia Granarolo realizza oltre il 41% del fatturato, e i ricavi consolidati del 2025 sono stati di 1,813 miliardi. Oltre ai 13 stabilimenti italiani, il gruppo produce negli Stati Uniti, in Brasile, in Nuova Zelanda, nel Regno Unito, in Germania e in Francia.
A coordinare il pool sono quattro istituti: UniCredit, Bper, Intesa Sanpaolo e Bnl. Completano il gruppo sei partecipanti: Rabobank, Sparkasse, la Cassa Depositi e Prestiti, Banco Bpm, Banca Sella e Mps. Intesa Sanpaolo segue inoltre la parte di sostenibilità dell’operazione.
Qui c’è un intreccio da notare, perché i ruoli si sovrappongono. La stessa banca che verifica gli obiettivi green è anche socia: Intesa ha il 14,95% del capitale. Non è un’irregolarità, ma Il Sole 24 Ore non indica come sia gestito il possibile conflitto di interessi.
La maggioranza resta in mano a Granlatte, con il 63,14%. Il Fondo nazionale strategico ha il 15,27%, Enpaia il 4,58% e le azioni proprie pesano il 2,06%. Il gruppo nasce dalla cooperazione tra allevatori, e Fabbrino ha sottolineato la necessità di consolidare la crescita già ottenuta.
Chi segue il settore ha un metro semplice per valutare la mossa. Contano la tenuta della filiera dei produttori e la capacità di reggere margini e debito su più continenti. I numeri sul vantaggio finanziario, per ora, non ci sono.
Il passaggio da seguire è il prossimo bilancio. Se Granarolo pubblicherà gli indicatori di sostenibilità e lo sconto sul tasso, si capirà se il credito è un incentivo reale oppure un’etichetta.
Secondo Il Sole 24 Ore, che ha pubblicato la notizia del finanziamento di Granarolo lunedì 12 ottobre 2026.