Le navi da crociera dovrebbero movimentare nei porti italiani 15,4 milioni di passeggeri entro la fine del 2026, il 4,3% in più del 2025. Gli accosti previsti superano i 6mila, con una crescita del 6,6%. Se le stime saranno confermate, sarebbe il massimo mai registrato dal settore nel Paese.

I numeri sono di Risposte turismo, che fa ricerca e consulenza sul settore turistico, e sono stati diffusi in vista dell’Italian cruise day. Il convegno, giunto alla tredicesima edizione, si tiene a Livorno il 23 ottobre. Secondo Il Sole 24 Ore, che ha pubblicato i dati lunedì 12 ottobre, la previsione poggia su un trimestre giugno-agosto già chiuso in positivo.

Tra giugno e agosto i circa 60 porti crocieristici italiani hanno trasportato più di 6,1 milioni di passeggeri, con un +4,5% dello stesso periodo dell’anno scorso. Le toccate nave, cioè gli scali effettuati dalle singole unità, sono state 2.314, con un balzo del 14,9%. Luglio è stato il mese più forte: ha superato 2,16 milioni di passeggeri, quasi 200mila in più rispetto a un anno prima.

Giugno è l’eccezione. I passeggeri sono calati dell’1,5%, mentre gli scali sono saliti del 16,3%. Significa che le navi hanno fatto più tappe portando in media meno gente per ciascuna. I dati non spiegano il motivo, e questo è il punto da tenere d’occhio.

La crescita non è uniforme. Salerno ha guadagnato 149mila passeggeri, con un aumento del 374%. Civitavecchia ne ha aggiunti 140mila (+9,8%) e Ravenna 67mila (+43%). Livorno, che ospiterà il convegno, ha avuto oltre 37mila passeggeri in più (+11,5%) e 28 scali aggiuntivi.

Napoli va in controtendenza, con un calo dell’11,9% dei passeggeri. L’area del Centrosud Tirreno, che comprende Salerno e Civitavecchia, ha comunque compensato la perdita: +214mila passeggeri e 162 scali in più.

Il presidente di Risposte turismo, Francesco di Cesare, ha messo l’accento sulla concentrazione stagionale. Quei tre mesi valgono circa il 60% dei flussi registrati da gennaio ad agosto. Gli operatori puntano alla destagionalizzazione, ma i numeri mostrano quanto i porti dipendano ancora dai mesi di punta.

Questa dipendenza pesa sulla programmazione di porti, compagnie e territori. Banchine, servizi a terra e personale devono reggere picchi di migliaia di persone in pochi mesi, e restare sottoutilizzati nel resto dell’anno. Un aumento del 374% in un solo scalo, come a Salerno, mostra anche quanto una singola scelta delle compagnie possa spostare i volumi da un porto all’altro.

C’è poi un limite da segnalare: si tratta di previsioni di una società di ricerca, non di consuntivi delle autorità portuali. Il dato definitivo del 2026 si conoscerà solo a inizio anno prossimo.

Per chi lavora nel turismo o investe nei territori portuali, l’appuntamento di Livorno del 23 ottobre è il primo test: lì si vedrà se la crescita dei passeggeri regge anche fuori dal trimestre giugno-agosto.

Dati di Risposte turismo riportati da Il Sole 24 Ore, articolo di Raoul de Forcade del 12 ottobre 2026.