Nel biennio 2027-2028 Google mette sul tavolo 13 miliardi di euro come minimo per ampliare le proprie infrastrutture digitali in Finlandia. È la cifra singola più alta che l’azienda abbia mai messo su un progetto europeo, e conferma il paese scandinavo come base principale dei data center che alimentano i servizi di intelligenza artificiale del gruppo.

I fondi finanzieranno nuovi impianti a Vaala, Muhos, Kajaani e Hamina, le quattro località finlandesi dove Google è già presente da oltre un decennio. Il piano non riguarda solo la potenza di calcolo: una parte delle risorse andrà a contratti per fonti energetiche pulite, un’altra a progetti di tutela ambientale, un’altra ancora a percorsi di formazione tecnica per la manodopera locale.

A spiegarlo in una nota è chi guida gli investimenti di Alphabet, Ruth Porat: l’azienda vuole crescere nel paese “in modo responsabile”, abbinando l’espansione tecnica a nuova capacità elettrica e a misure per contenere i costi dell’energia sul territorio. Non è una frase di circostanza. La Finlandia ospita infatti uno dei data center più noti del gruppo, quello ricavato dalla vecchia cartiera di Hamina, rilevata nel 2009 e trasformata in un impianto raffreddato con acqua marina, che oggi copre circa quattro quinti del fabbisogno di teleriscaldamento della zona attraverso la rete cittadina.

Attorno a quell’impianto si è costruita negli anni una filiera industriale ampia. Dal 2023 al 2025 i lavori a Hamina hanno coinvolto più di seicento imprese finlandesi attive nell’edilizia, negli impianti tecnici e nelle telecomunicazioni, tra cui nomi come Nokia ed Elisa. L’indotto ha toccato anche settori limitrofi, dal commercio ai servizi professionali, secondo quanto ricostruito da Forbes Italia.

Google non ha reso noto quanti posti di lavoro diretti nasceranno dal nuovo pacchetto né una ripartizione precisa tra le quattro sedi coinvolte. Il comunicato descrive obiettivi e cifre complessive, non il dettaglio occupazionale sito per sito: una distinzione che vale la pena tenere a mente prima di sommare l’annuncio a stime occupazionali che l’azienda stessa non ha fornito.

Per l’indotto locale, il precedente di Hamina offre comunque un riferimento concreto. Se il rapporto tra capitale investito e imprese coinvolte osservato nel primo impianto si ripetesse anche per il nuovo piano, le ricadute sui fornitori finlandesi di energia, edilizia e reti potrebbero arrivare già nei prossimi bilanci, prima ancora che i nuovi data center diventino operativi. Chi lavora nella filiera dei subappalti energetici e infrastrutturali in Finlandia farebbe bene a monitorare i primi bandi collegati al progetto, che di norma anticipano di mesi l’avvio dei cantieri veri e propri.

Dati e dichiarazioni riportati da Forbes Italia nell’articolo pubblicato il 9 settembre 2026.