Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha aperto a uno sgravio fiscale per le aziende che alzeranno gli stipendi, con un occhio di riguardo ai lavoratori più giovani. L’annuncio è arrivato a un evento della Lega dedicato alla prossima legge di bilancio, a Roma.
Giorgetti parla di un’aliquota ridotta condizionata alla capacità economica dell’azienda: non uno sconto automatico, ma un beneficio che scatta solo se l’impresa può permetterselo davvero. Il perimetro potrebbe allargarsi anche alle partite IVA nel regime forfettario, lo schema che oggi permette a chi ha ricavi contenuti di pagare un’imposta unica al posto delle aliquote ordinarie Irpef. Il ministro ha definito possibile spostare più in alto il limite di reddito che oggi consente l’aliquota al 15%, fissato a 85mila euro.
La Lega chiede da tempo di portare quella soglia a 100mila euro: una proposta che, se approvata, cadrebbe proprio nell’anno del voto politico. Un innalzamento di questa portata riaprirebbe il confronto sulla differenza di pressione fiscale tra chi lavora come dipendente e chi fattura in proprio. Giorgetti ha comunque avvertito che il via libera non dipende solo da Roma: la trattativa con la Commissione Europea resta un passaggio obbligato.
Sul fronte previdenziale, il ministro ha richiamato la proposta leghista di fissare a 64 anni l’età per lasciare il lavoro. L’obiettivo dichiarato è correggere uno squilibrio della riforma Fornero, che tratta in modo diverso chi ha iniziato a contribuire già prima del 1996 rispetto a chi ha iniziato a lavorare dopo quella soglia. Giorgetti ha però posto una condizione netta: qualunque intervento sull’età pensionabile dovrà reggere sui conti pubblici, senza aprire un buco di bilancio.
Più cauta la posizione sulla tassa sugli extraprofitti delle banche, proposta della Lega che Forza Italia respinge senza margini di trattativa. Giorgetti ha scelto una strada diversa dal prelievo straordinario: più concorrenza tra istituti, secondo lui, riduce da sola le rendite di posizione a vantaggio dei clienti. Ha chiesto retoricamente se le banche competano davvero sulle condizioni di affidamento offerte alle imprese o sul trasferimento dei conti correnti dei pensionati, lasciando intendere che oggi quella competizione è debole.
Nessuna delle tre misure ha oggi una data o una copertura definita: restano indicazioni politiche in vista della manovra, non testi già scritti. Sia sul tetto del forfettario sia sull’età pensionabile, l’ostacolo resta lo stesso, cioè trovare le risorse senza sforare i vincoli di bilancio concordati con l’Unione Europea.
Per chi ha una partita IVA vicina alla soglia attuale, la variabile da seguire nelle prossime settimane è l’esito del confronto con Bruxelles, che stabilirà se e di quanto salirà il tetto del regime forfettario. Chi si avvicina invece ai 64 anni di età farebbe bene a monitorare i prossimi testi della manovra prima di pianificare l’uscita dal lavoro.
Dichiarazioni raccolte da Open l’8 settembre 2026 durante l’evento della Lega dedicato alla manovra 2027.