Secondo dati ripresi da Money.it, a giugno gli investitori del Giappone hanno tagliato le posizioni in Treasury per 5,6 miliardi di dollari. È la riduzione più marcata degli ultimi mesi. Il capitale liberato si è spostato soprattutto su tre mercati obbligazionari sovrani europei: quello britannico, quello francese e, in misura minore, quello italiano. Il dato interessa chiunque guardi ai Titoli di Stato come alternativa al conto deposito, perché segnala dove si muove la domanda istituzionale globale.

Il dettaglio degli acquisti colloca a 1,5 miliardi di dollari l’investimento sui Gilt, i Titoli di Stato del Regno Unito, a 2,2 miliardi quello sugli OAT, le obbligazioni sovrane francesi, e a 1,2 miliardi quello sui BTP. Masayuki Nakajima, strategist di Mizuho, lega la mossa al fatto che i rendimenti dei Treasury americani si sono stabilizzati. Secondo lui è proprio quella stabilità ad avere spinto gli investitori nipponici verso una logica di diversificazione del portafoglio, più che verso una scommessa su un singolo Paese.

Lo riporta Reuters, citando l’analista di Société Générale Stephen Spratt: gli acquirenti giapponesi sarebbero tornati in particolare sulla Francia, dopo settimane in cui vendevano OAT su base netta. Per il Regno Unito, l’ultima volta che gli acquisti erano stati così ampi risale a ottobre 2025. Spratt indica nella convenienza degli spread tra i vari rendimenti uno dei motivi principali dietro la scelta.

Gli investitori giapponesi hanno una lunga tradizione nei bond di Londra e Parigi. Gli operatori esteri possiedono circa un terzo del mercato dei Gilt, e i soggetti giapponesi pesano per un terzo di quella quota complessiva. Colpisce però il momento scelto per rientrare: gli acquisti di giugno coincidono con le dimissioni del premier britannico Keir Starmer, sostituito da Andy Burnham, e con il riaffiorare a Parigi di tensioni politiche e sui conti pubblici. Nello stesso mese il dollaro USA è salito al livello più alto degli ultimi quarant’anni sullo yen. Eppure gli investitori giapponesi hanno comunque scelto di alleggerire l’esposizione ai Treasury: un indizio che la view sui tassi europei ha pesato più del cambio.

Sul fronte delle previsioni, Massimo Spagnol, che segue i mercati obbligazionari per Generali Asset Management, ricorda che i mercati attribuiscono già un’alta probabilità a un rialzo dei tassi della BCE di 25 punti base in settembre. La banca è guidata da Christine Lagarde, ma la decisione finale dipenderà dai prossimi dati su crescita e inflazione. Per Spagnol i rendimenti del Bund tedesco dovrebbero muoversi tra il 2,9% e il 3,2%, salvo un peggioramento serio del quadro geopolitico capace di cambiare le attese sull’inflazione.

Sui BTP la view resta più costruttiva. Lo spread tra Italia e Germania a dieci anni si mantiene fermo tra 75 e 80 punti base. Per Spagnol questo livello rende ancora convenienti le valutazioni dei titoli italiani, in particolare nella fascia 5-10 anni. Pesano anche un calendario di emissioni favorevole e una percezione migliorata sulla tenuta dei conti pubblici. Il gestore mantiene un sovrappeso sui BTP, posizioni lunghe su bond dell’Unione europea, spagnoli e greci, e un sottopeso sulla Francia. Sulla curva preferisce le scadenze corte e medie, con un sottopeso sul tratto lungo e in particolare sopra i trent’anni.

Sul mercato secondario, dove i prezzi si aggiornano ogni giorno, i rendimenti restano il termometro più diretto di questi spostamenti:

  • Bund tedesco: 3,20% (+8 punti base nell’ultimo mese, +41 nell’ultimo anno)
  • Gilt britannico: 5,02% (+7 pb nel mese, +32 pb nell’anno)
  • OAT francese: 4,03% (+11 pb nel mese, +56 pb nell’anno)
  • BTP italiano: 3,98% (+3 pb nel mese, +39 pb nell’anno)
  • Treasury USA: 4,68% (+14 pb nel mese, +37 pb nell’anno)

Per chi guarda al BTP come possibile investimento, il 3,98% letto sul mercato secondario è un rendimento a scadenza, non una promessa di guadagno immediato. Si ottiene per intero solo tenendo il titolo fino al rimborso. Il regime fiscale sulle cedole dei Titoli di Stato resta più favorevole di quello previsto per altri strumenti finanziari, ma chi vende prima della scadenza incassa il prezzo di mercato del momento, non il rendimento nominale. Con i tassi saliti di 39 punti base nell’ultimo anno, chi ha comprato un BTP un anno fa e oggi ha bisogno di liquidità venderebbe a un prezzo più basso di quello di acquisto. La cedola alta non protegge da una perdita in conto capitale se l’orizzonte temporale non arriva alla scadenza.

Dati e dichiarazioni ripresi da un articolo di Laura Naka Antonelli pubblicato su Money.it il 17 agosto 2026.