In Italia, chi oggi ha tra i 14 e i 29 anni arriverà a rappresentare un occupato su tre entro il 2030: è la generazione che il mercato del lavoro chiama Gen Z. Un nuovo studio, condotto insieme a WTW, fotografa una generazione che ha già cambiato l’ordine delle priorità sul lavoro. Al primo posto non c’è più lo stipendio ma l’equilibrio tra vita privata e impegni professionali.
Il progetto si chiama Gen Z Intelligence Report ed è la prima indagine italiana continuativa dedicata a questa generazione e al suo rapporto con il lavoro. Lo firma il gruppo editoriale Sole 24 Ore, affiancato dal centro ricerche interno e da University Box, che mette a disposizione un bacino di poco più di un milione e duecentomila giovani. Agli intervistati viene chiesto di indicare fino a tre priorità. Il bilanciamento tra tempo personale e lavoro raccoglie il 60,4% delle risposte. Seconda arriva la richiesta di stabilità e sicurezza, al 47,6%, un valore più alto sia dello stipendio, fermo al 39,6%, sia dell’ambizione di fare carriera, che si ferma al 29,8%.
I ricercatori collegano questo ordine di preferenze a due fattori: l’incertezza economica degli ultimi anni e l’esperienza della pandemia, vissuta da molti di questi giovani nella fase di ingresso nel mondo del lavoro. Il risultato è una generazione che, quando deve scegliere, mette la prudenza prima dell’ambizione.
Le conseguenze per le aziende sono concrete. Più della metà del campione, il 52%, dichiara che lascerebbe l’azienda se i carichi di lavoro diventassero insostenibili. Una quota quasi identica, il 54%, farebbe lo stesso passo davanti a uno stipendio giudicato poco competitivo. Nessuno dei due fattori da solo basta a trattenere i talenti: serve un pacchetto che tenga insieme retribuzione, mole di lavoro e tempo libero.
Anche l’idea di benefit è cambiata rispetto alle generazioni precedenti. Se per chi è entrato nel mercato del lavoro decenni fa il simbolo di una carriera riuscita era l’auto aziendale, oggi il vantaggio più richiesto è il tempo libero in più: lo indica il 38% degli intervistati, una quota superiore a palestra, eventi aziendali e app dedicate al benessere.
Edoardo Cesarini, che ricopre il ruolo di amministratore delegato in WTW Italia, lega questi dati a una scelta strategica per le imprese: capire a fondo aspettative e motivazioni della Gen Z permette di costruire organizzazioni più capaci di attrarre e trattenere le persone. Paola Boromei, che guida le risorse umane del gruppo editoriale, aggiunge che l’obiettivo del progetto è dare alle imprese e alle organizzazioni strumenti concreti per leggere questi cambiamenti, non solo descriverli. Il piano prevede quattro uscite annuali basate su nuove rilevazioni, con un focus dichiarato anche sul rapporto tra le diverse generazioni e l’intelligenza artificiale sul lavoro.
Per chi gestisce persone o team, il dato da tenere d’occhio non è la percentuale di chi vorrebbe più libertà, ma quella di chi è già pronto a cambiare azienda per ottenerla: prima della prossima revisione dei benefit aziendali, verificare il carico di lavoro reale dei più giovani in squadra può evitare un’uscita che poi costa più di un aumento.
Dati e dichiarazioni tratti dal Gen Z Intelligence Report, pubblicato da Il Sole 24 Ore mercoledì 16 settembre 2026 in collaborazione con WTW.