Negli Stati Uniti la Gen Z inizia ad accumulare ricchezza prima di ogni altra generazione: in media a 19 anni. Eppure il 62% racconta di faticare a stare meglio di prima. Lo riferisce Fortune Italia, che cita il sondaggio annuale di U.S. Bank sul patrimonio degli americani, edizione 2026.
L’indagine ha coinvolto 5.000 adulti americani, interpellati dal 15 giugno al 1° luglio. A 25 anni hanno iniziato i millennial, mentre per la Generazione X l’età media è 29 e per i baby boomer 32. Partire presto, quindi, c’è. Il problema è dove si arriva: tra i più giovani, il 56% sostiene di aver seguito tutte le regole, senza però ritrovarsi nella situazione finanziaria che sperava.
La casa è il primo ostacolo. Gen Z e millennial la indicano tra le priorità dei prossimi cinque anni più spesso delle altre generazioni. Ma ha rinunciato a comprare per ragioni economiche il 29% della Gen Z, contro il 26% dei millennial. I numeri del mercato spiegano il perché. Nel 2025 una casa unifamiliare esistente costava, in prezzo mediano di vendita, 4,7 volte il reddito che una famiglia mediana guadagna in un anno, secondo il centro studi sulla casa dell’Università di Harvard. Nel 2019 il rapporto era a 4,1, e negli anni Novanta si fermava in media a 3,2.
Si vede anche da chi riesce a comprare. Per la National Association of Realtors, l’età mediana di chi compra il primo immobile ha toccato i 40 anni, il massimo mai registrato. Negli anni Ottanta stava poco sotto i 30. Chi resta fuori dal mercato immobiliare, riferisce Fortune Italia, spesso porta i risparmi in Borsa. Alcuni genitori, invece, aiutano i figli con l’anticipo e mettono da parte meno per gli studi universitari.
L’università costa circa il doppio di trent’anni fa. Nel 1995-1996 le rette dei college pubblici quadriennali per i residenti dello Stato erano in media 5.940 dollari l’anno, a valori di oggi. Nel 2025-2026 sono salite a 11.950 dollari, secondo il College Board. Dal 1994 al 2024, invece, il reddito di una famiglia mediana è salito solo del 39%, al netto dell’inflazione.
L’auto completa il quadro. L’ufficio del censimento statunitense ricorda che in circa sette casi su dieci i lavoratori americani raggiungono l’impiego in auto, da soli. A settembre una macchina nuova è costata in media 50.562 dollari, secondo Kelley Blue Book, cioè 52 dollari meno del massimo storico. L’usato non offre una via d’uscita: Cox Automotive indica per agosto un prezzo medio richiesto di 27.239 dollari, il 7% in più dell’anno prima e il livello più alto da dicembre 2022.
Fortune Italia ne ricava che il problema non sia l’avocado toast. Il percorso tradizionale, scrive, non garantisce più gli stessi risultati di un tempo.
Le aziende provano a rispondere. Dal 2024 una norma federale, il Secure 2.0 Act, permette ai datori di lavoro di versare nel piano pensionistico 401(k) un contributo calcolato sulle rate che il dipendente paga per il prestito universitario. Chi ripaga il debito riceve così un versamento previdenziale senza dover mettere denaro di tasca propria nel piano.
Il meccanismo classico del contributo aziendale, invece, funziona solo per chi ha liquidità da accantonare. Amy Spurling, fondatrice e amministratrice delegata di Compt, società che offre alle aziende programmi di sostegno economico per i dipendenti, lo ha spiegato a Fortune. Un ventitreenne con 2.400 dollari di affitto e la busta paga del primo impiego non riesce a versare abbastanza per ottenere il contributo, dice. Il beneficio, secondo lei, esclude proprio chi ne ha più bisogno. Se i dipendenti under 30 lasciano da parte i contributi previdenziali e gli altri benefit, aggiunge, c’è qualcosa che non funziona.
Per chi guarda a un’offerta di lavoro, il messaggio del sondaggio è pratico: contano i benefit che aiutano davvero chi ha poco da mettere da parte. E tocca alle aziende dimostrare ai giovani che partire a 19 anni sia servito a qualcosa.
Secondo Fortune Italia, articolo di Caterina Teodorani pubblicato il 19 ottobre 2026 sul sondaggio di U.S. Bank.