La società che dal 2023 gestisce per Trenitalia i treni turistici, storici e religiosi del gruppo, Fs Treni Turistici Italiani, va verso lo smontaggio. Il catalogo comprende nomi noti come il Treno di Natale, la Transiberiana d’Abruzzo e il treno dedicato a tartufo e vino sulla tratta Milano-Alba. In tre esercizi le perdite nette hanno superato i 62 milioni di euro. Il riassetto, in partenza dopo l’estate, dividerà gli asset tra Trenitalia e la Fondazione Fs.

I conti raccontano una discesa costante. Nel 2023, primo anno della controllata, sono saliti a bordo 40mila viaggiatori su oltre 600 convogli tra turistici, charter e storici, con un bilancio già in rosso per 2,2 milioni. L’anno seguente le perdite sono salite di sette volte, a 14,7 milioni. Nel 2025 i ricavi sono raddoppiati a circa 19 milioni, spinti anche dal debutto de La Dolce Vita, il servizio di lusso firmato Arsenale, ma il passivo ha comunque superato i 45 milioni. Il bilancio, varato in luglio sulla base dei dati aggiornati al 31 maggio, segnala già una nuova perdita per il 2026.

I documenti visionati da Radiocor, l’agenzia di stampa del Sole 24 Ore, descrivono l’attività come in perdita strutturale. Il modello attuale, si legge, non regge dal punto di vista economico. Il paradosso è nei numeri stessi: nel 2025 i ricavi sono raddoppiati rispetto all’anno precedente, eppure il passivo è cresciuto ancora.

Il problema, insomma, non è (solo) il volume di viaggiatori: è la struttura dei costi di un servizio che usa materiale rotabile ed equipaggi in modo poco efficiente. Il piano industriale per il periodo 2027-2030 ammette l’incapacità di generare margini e flussi di cassa positivi, con perdite strutturali stimate a 10 milioni l’anno e un fabbisogno finanziario aggiuntivo da 12,8 milioni l’anno.

La prima mossa riguarda il ramo Turismo, che verrà scisso e assorbito direttamente da Trenitalia. L’operazione porterebbe con sé un pacchetto di rotabili, circa 200 unità tra carrozze e locomotive, più una trentina di persone in organico. L’obiettivo dichiarato è sfruttare meglio equipaggi e materiale rotabile già in uso.

I rami Storico e Religioso/Charter restano invece candidati a confluire nella Fondazione Fs. Si tratta dell’ente che dal 6 marzo 2013 custodisce il patrimonio ferroviario storico del gruppo e che gestisce già oltre 400 rotabili d’epoca. Prima ancora che nascesse la controllata turistica, era già la Fondazione a organizzare viaggi su mezzi storici: nel 2019 aveva portato circa 100mila persone su 460 itinerari.

Dietro il riassetto c’è un cambio di prospettiva. Il gruppo riconosce che il valore dei treni storici e turistici è soprattutto di immagine, una funzione di marketing che si presta meglio a un ente come la Fondazione che a una società chiamata a chiudere i conti in attivo. Per chi ha già prenotato un viaggio su uno di questi convogli, il cambio di gestione non dovrebbe incidere sui biglietti già emessi, ma la riorganizzazione dei prossimi mesi indicherà quali itinerari resteranno stagionali e quali rischiano di sparire dal catalogo.

Dati e documenti citati da Radiocor, l’agenzia di stampa del Sole 24 Ore, nell’articolo pubblicato il 17 agosto 2026.