Il datore di lavoro può darti fino a 2.000 euro tra spesa, bollette e altre voci di casa senza che tu versi tasse o contributi, se hai figli a carico. Senza figli a carico il limite è di 1.000 euro. Lo spiega Money.it in una guida pubblicata lunedì 19 ottobre sui fringe benefit, cioè i premi non monetari che le aziende riconoscono ai dipendenti.

La regola sta nel comma 3 dell’articolo 51 del TUIR, che la Legge di Bilancio ha modificato in via temporanea per alzare i tetti. Un figlio conta come a carico se ha 24 anni o meno e un reddito complessivo annuo fino a 4.000 euro. Dopo i 24 anni il limite scende a 2.840,51 euro.

Il tetto è personale, non familiare. Se entrambi i genitori lavorano alle dipendenze e un figlio risulta a carico, ognuno dispone di 2.000 euro presso la propria azienda. In famiglia si arriva così a 4.000 euro.

C’è però una trappola. Se nel 2026 i benefit ricevuti superano la soglia di appena un euro, le tasse colpiscono tutta la somma e non soltanto l’eccedenza.

I buoni pasto restano fuori da questo conto. Hanno un binario fiscale separato: l’esenzione vale fino a 4 euro al giorno se sono cartacei e fino a 10 euro al giorno se sono elettronici. Solo la parte sopra quei limiti diventa reddito da lavoro e può essere assorbita dal tetto annuo.

Sei voci rientrano nei benefit:

  • buoni spesa e voucher per supermercati e grande distribuzione;
  • buoni carburante o ricariche di auto elettriche;
  • bollette di gas metano, luce e acqua per casa tua o dei familiari conviventi o a carico;
  • interessi passivi del mutuo sulla prima casa, se il contratto è intestato a te, al coniuge o a un familiare a carico;
  • canone di affitto della residenza abituale, con contratto registrato;
  • abbonamenti ai mezzi pubblici locali, regionali e interregionali, tuoi o dei familiari a carico.

Per il mutuo conta quindi la quota di interessi, non la rata intera. La banca deve rilasciare una certificazione annuale. Per le bollette servono le fatture pagate nel 2026 e un’autodichiarazione che escluda rimborsi chiesti ad altri datori di lavoro.

La legge non fissa tetti per singola voce. Con figli a carico puoi destinare l’intero plafond di 2.000 euro al gas oppure spezzarlo in 1.000 euro per l’affitto e 1.000 in buoni spesa.

L’agevolazione spetta ai dipendenti privati, compresi part-time, apprendisti e lavoratori in somministrazione, e ai collaboratori Co.Co.Co. Rientrano anche gli amministratori di società con incarico retribuito. Per i dipendenti pubblici l’esenzione esiste sulla carta, ma l’accesso reale dipende dai fondi welfare previsti dai contratti collettivi di ciascun comparto. Autonomi, professionisti e pensionati restano esclusi. Per tirocinanti e stagisti valgono regole specifiche.

Il calendario segue la cassa allargata. I benefit devono riferirsi al periodo d’imposta 2026, ma il termine per accreditare i rimborsi o consegnare i voucher slitta al 12 gennaio 2027. Dal 13 gennaio 2027 le somme contano per il nuovo anno fiscale. Un buono già consegnato puoi spenderlo anche dopo, entro la scadenza stampata sul voucher.

Prima del 12 gennaio 2027 conviene chiedere all’ufficio del personale quanto del tuo tetto è già stato usato e mettere da parte fatture e ricevute del 2026.

Secondo Money.it, nella guida ai fringe benefit 2026 firmata da Patrizia Del Pidio e pubblicata lunedì 19 ottobre 2026.