La manovra di bilancio per il 2026 riconosce ai dipendenti del settore privato due imposte sostitutive più leggere dell’Irpef ordinaria: una al 5% sugli aumenti di stipendio legati ai rinnovi dei contratti collettivi, l’altra al 15% sulle maggiorazioni per chi lavora di notte o nei giorni festivi. A spiegare regole e tempi ha pensato l’Agenzia delle Entrate, che ha pubblicato la circolare 3/2026.

La prima agevolazione riguarda chi guadagna fino a 33.000 euro l’anno. Copre gli scatti retributivi ottenuti nel 2026 grazie ai CCNL firmati nel biennio 2024-2025 oppure nello stesso anno in corso: anche se il rinnovo del contratto è più vecchio, a beneficiare dell’aliquota ridotta sono comunque le somme incassate quest’anno.

La seconda misura vale per chi ha un reddito che non supera i 40.000 euro annui e riguarda le indennità per i turni notturni, i giorni festivi, il riposo settimanale non goduto e la reperibilità, quando quest’ultima è prevista dal contratto collettivo. Lo straordinario resta fuori dal beneficio. Fa eccezione il caso in cui venga svolto proprio di notte o in un giorno festivo: solo allora rientra nell’aliquota agevolata.

Un dettaglio riguarda chi ha il giorno di riposo diverso dalla domenica. Se il turno cade di domenica, la maggiorazione da tassare con l’aliquota ridotta è quella prevista per il lavoro festivo, non quella per il riposo settimanale. La distinzione conta perché i contratti spesso fissano importi diversi per le due voci.

C’è anche un tetto. La flat tax al 15% copre al massimo 1.500 euro l’anno di maggiorazioni: sopra quella cifra, la parte eccedente torna a essere tassata con gli scaglioni Irpef ordinari, mentre i primi 1.500 euro restano sempre all’aliquota ridotta.

Entrambe le agevolazioni hanno una condizione comune: il datore di lavoro deve applicare un contratto collettivo nazionale. Senza CCNL, né il bonus del 5% né quello del 15% possono essere riconosciuti, indipendentemente dal reddito del dipendente.

Ad applicare l’aliquota ridotta è direttamente l’azienda in busta paga, senza bisogno di una richiesta del lavoratore. Chi preferisce restare nella tassazione ordinaria può rinunciare con una domanda scritta. Chi non ha un sostituto d’imposta, come nel caso di colf e badanti, recupera invece il beneficio in dichiarazione dei redditi.

La finestra temporale è stretta. Le due imposte sostitutive valgono solo per l’anno in corso, e il reddito di riferimento per verificare le soglie è quello incassato nel 2025, non quello che si guadagnerà nel 2026.

Chi lavora su turni notturni o nei giorni festivi dovrebbe controllare la busta paga dei prossimi mesi, per verificare che l’aliquota ridotta sia stata applicata: un errore del sostituto d’imposta si corregge più facilmente ora, prima della dichiarazione dei redditi del prossimo anno.

Dati e chiarimenti tratti dalla circolare 3/2026 dell’Agenzia delle Entrate, come riportato da Money.it il 24 agosto 2026.