Da oggi 20 agosto l’Agenzia delle Entrate riapre lo sportello dei versamenti dopo il blocco di legge che sospende gli obblighi fiscali nella prima metà di agosto. L’effetto è una concentrazione insolita: nella stessa data cadono oltre 140 tipi di pagamento diversi, tutti da eseguire con il modello F24. I contribuenti coinvolti sono circa 10 milioni.
Non tutti però sono chiamati a pagare per lo stesso motivo. Chi lavora come dipendente o non rientra negli indici sintetici di affidabilità fiscale, gli ISA, aveva già la scadenza fissata al 30 giugno, prorogabile a luglio con una maggiorazione ridotta. Chi è invece soggetto agli ISA, insieme a chi aderisce al regime forfettario, arriva oggi al termine ultimo di una finestra apertasi il 20 luglio. Chi ha versato nella finestra che va dal 21 luglio a oggi paga una maggiorazione dello 0,80%, il doppio di quella richiesta negli anni scorsi. Rientrano in questa platea anche le ditte individuali, i professionisti nel regime dei minimi e i soci di società di persone legate ad attività soggette agli ISA.
L’obbligo centrale della giornata riguarda il saldo delle imposte 2025 e il primo acconto 2026 su redditi, IRAP e IVA. Attorno a questa scadenza si affollano decine di altre voci più piccole, dalle ritenute d’acconto ai contributi previdenziali, dalle addizionali comunali alla cedolare secca sugli affitti: nel complesso compongono la lunga lista di 140 codici tributo che oggi arrivano a scadenza insieme.
Chi utilizza crediti d’imposta in compensazione trova una regola specifica. Se il credito che emerge dal modello Redditi, dall’IVA o dall’IRAP copre per intero il debito, quella maggiorazione non si applica. Se invece il credito basta solo in parte, la maggiorazione si calcola esclusivamente sulla quota di debito che resta scoperta.
Per chi arriva a oggi senza aver ancora versato, la scadenza non è comunque un punto di non ritorno. Il ravvedimento operoso permette di sanare la posizione con sanzioni ridotte rispetto a quelle ordinarie, oltre agli interessi legali calcolati giorno per giorno. Chi regolarizza entro due settimane paga lo 0,1% di sanzione per ciascun giorno di ritardo. Chi supera le due settimane ma resta sotto il mese paga una penale fissa dell’1,5%. Chi arriva oltre il mese di ritardo, ma non supera il novantesimo giorno dopo la scadenza, paga l’1,67%. In tutti i casi, il modello F24 va compilato indicando i codici tributo specifici previsti per sanzioni e interessi, non gli stessi codici usati per il versamento ordinario.
Chi ha una partita IVA soggetta agli ISA o aderisce al forfettario dovrebbe verificare oggi stesso se il commercialista ha già predisposto l’F24, perché ogni giorno di ritardo aggiunge lo 0,1% quotidiano. Chi invece ha un credito capiente da compensare farebbe bene a controllarne l’importo prima di versare, per evitare una maggiorazione che la normativa non richiederebbe.
Secondo quanto riportato da Money.it il 20 agosto 2026, la scadenza riguarda i pagamenti in F24 previsti dal calendario fiscale dell’Agenzia delle Entrate.