Nel 2024 il fisco ha notificato 189.578 accertamenti ordinari, l’8% in più rispetto all’anno precedente ma ancora sotto quota 260.000, il livello registrato prima della pandemia. Di questi controlli, 81.027 hanno colpito piccole e medie imprese: il 42,7% del totale. Il quadro emerge da un’elaborazione dell’ufficio studi di Unimpresa.
Alle Pmi il fisco ha contestato complessivamente 9,098 miliardi di euro di maggiore imposta, quasi due terzi dei 14,225 miliardi complessivi verificati dall’amministrazione finanziaria nell’anno. Il divario tra il peso numerico dei controlli e quello economico delle somme contestate racconta dove si concentra davvero l’attività di verifica.
Le piccole imprese sono il segmento più colpito in valore assoluto: 73.056 accertamenti, il 38,5% di tutti quelli emessi nel 2024, per 5,115 miliardi di imposta contestata (35,9% del totale), una richiesta media di circa 70.000 euro a impresa. Sul fronte opposto, le 7.971 medie imprese controllate hanno ricevuto molte meno verifiche ma con un peso economico sproporzionato: quasi il 28% dell’imposta totale contestata, 3,983 miliardi, segno che le verifiche su questa fascia tendono a essere più corpose.
La contestazione media per controllo, calcolata su tutte le categorie di contribuenti, si è fermata intorno a 500.000 euro, mentre la maggiore imposta media per singolo accertamento ha toccato circa 112.000 euro. Il dato cambia molto in base a chi viene verificato: i grandi contribuenti hanno ricevuto appena 1.677 accertamenti, lo 0,9% del totale, ma con una maggiore imposta da 3,181 miliardi (22,4% del totale complessivo). Fa una media vicina a 1,9 milioni per controllo, quasi 27 volte quella riscontrata sulle piccole imprese.
I professionisti hanno ricevuto 19.845 accertamenti per 329 milioni contestati, in media 16.600 euro a posizione. Agli enti non commerciali sono arrivati 3.292 controlli per 163 milioni, con una media di circa 49.500 euro.
Il capitolo più rivelatore riguarda però quanto di quei 14,225 miliardi contestati sia poi diventato entrata effettiva. Nel 2024 il fisco ha incassato 2,457 miliardi: un tasso di riscossione del 17,3%. Meno di 18 euro su ogni 100 contestati sono finiti davvero nelle casse pubbliche. La differenza, circa 11,767 miliardi, si spiega con rateizzazioni, adesioni, annullamenti, contenzioso e ritardi nella riscossione. Unimpresa segnala che questo scarto rende fuorviante giudicare l’efficacia del fisco guardando solo l’importo notificato: una contestazione elevata non equivale a un credito definitivo, tanto meno a un incasso certo.
Per chi guida una Pmi, il messaggio pratico è duplice. Da un lato la probabilità di ricevere un controllo resta più alta rispetto ai grandi gruppi, che pesano meno dell’1% dei casi pur muovendo importi molto superiori. Dall’altro, l’entità media della contestazione, circa 70.000 euro per una piccola impresa, rende conveniente verificare per tempo la solidità della propria documentazione fiscale piuttosto che affrontare il contenzioso a verifica già avviata.
Dati tratti dall’analisi del Centro studi di Unimpresa, riportata da Fortune Italia il 31 agosto 2026.