Il Ministero dell’Economia ha chiuso il triennio 2023-2025 con un recupero da evasione fiscale da 101 miliardi di euro, il livello più alto mai raggiunto secondo il viceministro Maurizio Leo. Lo riporta QuiFinanza, che ha seguito l’audizione di Leo davanti alla Commissione Anagrafe tributaria, dove il viceministro ha collegato il risultato all’uso crescente dell’intelligenza artificiale nei controlli.
Il recupero è cresciuto anno dopo anno: 31,4 miliardi nel 2023, 33,4 l’anno successivo e 36,1 miliardi nel 2025, circa il 15% in più rispetto al primo anno del triennio. Dietro la curva c’è un cambio di metodo, non solo più controlli. Gli algoritmi incrociano le banche dati dell’Anagrafe tributaria e segnalano le posizioni con maggiore probabilità di irregolarità. I funzionari concentrano così le verifiche dove servono davvero, invece di distribuirle a campione su un numero più ampio di contribuenti.
Quel cambio di metodo ha bisogno di una base giuridica solida, ed è qui che entra il nuovo Codice tributario. Il testo, che il governo conta di portare in Consiglio dei ministri entro ottobre, dovrebbe riordinare norme oggi frammentate tra più fonti e chiarire in che modo gli archivi pubblici possono comunicare tra loro. Fino a oggi era proprio questa frammentazione, secondo quanto riferito da Leo, a rendere più complicato l’incrocio delle informazioni.
Sul ruolo dell’intelligenza artificiale il viceministro ha voluto essere netto. Ha spiegato che nessuna sanzione parte in automatico dal software: il sistema segnala un’anomalia, poi tocca a un funzionario valutarla e aprire un contraddittorio con il contribuente prima di qualsiasi contestazione formale. La decisione sulla legittimità dell’accertamento resta quindi sempre umana.
Questo passaggio conta più di quanto sembri per chi ha una partita IVA o gestisce un’impresa. Un algoritmo che segnala una posizione a rischio non equivale a un accertamento: significa solo che l’Agenzia delle Entrate potrebbe chiedere chiarimenti. Chi riceve quella richiesta ha comunque diritto a spiegare la propria situazione prima che scatti qualunque sanzione.
Un nodo importante è quanto tempo impiegherà davvero il nuovo impianto normativo a diventare operativo una volta approvato in Consiglio dei ministri. Tra il via libera del governo e l’entrata in vigore di un codice tributario passano di norma mesi di decreti attuativi. Finché quel percorso non si chiude, l’amministrazione userà l’intelligenza artificiale dentro le regole attuali, non in quelle nuove annunciate da Leo.
Per chi lavora con partita IVA o gestisce i conti di una piccola impresa, il messaggio pratico è tenere la documentazione più in ordine di prima. Più le banche dati comunicano tra loro, più diventa probabile che un’incongruenza tra dichiarazioni diverse venga notata in automatico, anche a distanza di anni dalla dichiarazione originale. Conviene archiviare fatture e ricevute più a lungo di quanto si faccia oggi, perché l’incrocio dei dati può risalire indietro nel tempo più in fretta di prima.
Dati e dichiarazioni riportati da QuiFinanza nell’articolo firmato da Emanuela Colatosti e pubblicato mercoledì 16 settembre 2026.