In Borsa il titolo Fincantieri racconta una storia opposta ai conti. Da gennaio le azioni hanno perso terreno per oltre il 23%, lontano dai 27,38 euro toccati nel picco dell’ultimo anno, mentre il gruppo cantieristico chiudeva un semestre con i conti migliori degli ultimi anni.
Il primo semestre si è chiuso con 102 milioni di euro di utile netto, quasi tre volte il risultato dello stesso periodo 2025, fermo a 35 milioni. L’Ebitda ha guadagnato il 12,5%, salendo a quota 350 milioni, e il margine è arrivato al 7,6%.
Sul 2026 il gruppo non ha alzato l’asticella: ha semplicemente ribadito le stime già note. I ricavi restano attesi tra 9,3 e 9,4 miliardi. L’Ebitda non dovrebbe scendere sotto i 700 milioni né superare i 710. Anche l’utile netto viaggia dentro una forchetta ampia, con un minimo di 140 milioni e un massimo di 180.
La delusione degli investitori nasce proprio da qui: dopo un semestre così forte, il mercato sperava in una revisione al rialzo che non è arrivata. Si aggiunge il peso dei circa 500 milioni raccolti con l’operazione sul capitale chiusa a febbraio con il supporto di tre banche, Jefferies, Bnp Paribas e Mediobanca. Fincantieri ha collocato 32,6 milioni di azioni nuove a 15,32 euro l’una, il 7% in meno rispetto al prezzo di Borsa del momento. Cdp Equity è scesa dal 70,67% al 64,25% del capitale, e il flottante è salito fino al 36%.
Folgiero, alla guida di Fincantieri come amministratore delegato, giustifica l’operazione con la necessità di finanziare acquisizioni esterne, in primis nel settore underwater (sistemi e mezzi per le operazioni sottomarine): le risorse raccolte sono confluite nelle intese siglate a luglio.
Il mercato, però, ha continuato a leggere la ricapitalizzazione come una zavorra sulle quotazioni, e la percezione non è migliorata quando è emerso che il portafoglio ordini raccolto nei primi sei mesi era inferiore a quello dello stesso periodo 2025. La causa sta nei tempi delle commesse militari più che in una domanda debole: mancano ancora all’appello contratti attesi da tempo, come le tre unità Fremm Evo destinate alla marina portoghese.
Il ribasso ha comunque avuto un effetto collaterale sui multipli di Borsa: il rapporto prezzo/utili resta elevato se calcolato sui risultati già chiusi, ma scende se si guarda alle stime future, mentre il rapporto tra valore d’impresa e ricavi si è ridotto a circa 0,6 volte. Il paragone con la mole di lavoro assicurata rende il livello attuale poco caro. Il portafoglio ordini vale complessivamente 73,9 miliardi di euro. Circa 43 miliardi risultano già consolidati come backlog, con consegne che arrivano fino al 2039.
Il rischio da monitorare resta lo stesso di sempre: nuovi rinvii nelle commesse difesa, o cantieri al limite della capacità, potrebbero rallentare la generazione di cassa del gruppo.
Non tutti gli analisti condividono il pessimismo del mercato. Per Jefferies l’obiettivo indicato da Tommaso Castello è 20,50 euro con giudizio buy. Per Deutsche Bank, l’obiettivo di Sriram Krishnan è 19 euro. Intermonte, tramite Antonio Gianfrancesco, indica 18,20 euro con giudizio outperform, mentre Kepler Cheuvreux, con Matteo Bonizzoni, vede 19,50 euro. Il consensus resta orientato al buy, con un target medio vicino a 17,70-17,80 euro: un potenziale di rialzo tra il 38 e il 40% rispetto ai prezzi attuali.
A sostenere il sentiment ha contribuito anche la nuova commessa firmata con Viking: la costruzione, nel cantiere di Ancona, di due navi da crociera più contenute nelle dimensioni. La consegna è fissata al 2032, per un valore che gli analisti stimano non sotto i 500 milioni e non oltre il miliardo di euro.
La leva finanziaria è scesa nello stesso periodo: il rapporto tra posizione finanziaria netta adjusted ed Ebitda si è fermato a una volta, anche per effetto dei fondi raccolti con l’operazione sul capitale. I numeri dicono che gran parte dei timori su diluizione e tempi degli ordini è già dentro il prezzo attuale.
Il test vero arriva nei prossimi trimestri: bisognerà vedere se le occasioni nel comparto difesa e in quello underwater si trasformeranno davvero in fatturato e margini coerenti con le previsioni confermate. Da quella conversione dipenderà il giudizio finale sul ribasso di quest’anno, se sia stata un’opportunità di acquisto o l’inizio di un ripiegamento destinato a durare.
Dati e analisi riportati da Money.it in un articolo pubblicato il 29 agosto 2026.