Ferrari ha chiuso il terzo trimestre con 431 milioni di euro di profitto netto, cioè il 13% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Secondo Wall Street Italia, i numeri hanno superato le attese degli analisti. Il dato che pesa di più, però, non sta nella riga dell’utile.
I ricavi sono saliti del 7% e hanno toccato 1,896 miliardi di euro. A cambi costanti la crescita arriva al 10%, quindi il cambio ha tolto al fatturato circa tre punti. Chi guarda i conti in euro vede il risultato già al netto di quell’effetto.
Le vetture consegnate sono state 3.368, appena 33 in meno rispetto a un anno prima. Ferrari ha quindi incassato di più senza vendere più auto. Wall Street Italia non indica da dove venga la differenza: prezzi, allestimenti o altro. Quel dettaglio decide se la crescita sia replicabile o legata a una fase.
L’utile operativo è aumentato del 12% e ha raggiunto 563 milioni di euro. Il margine operativo è salito al 29,7%, contro il 28,4% di un anno prima. In pratica, su ogni 100 euro di ricavi restano circa 30 euro di utile prima di interessi e tasse.
Anche l’EBITDA, cioè il risultato prima di ammortamenti, interessi e imposte, è cresciuto del 12% e vale 753 milioni di euro. Il suo margine arriva al 39,7%, quindi circa quaranta euro ogni cento di ricavi restano disponibili prima di ammortamenti, interessi e imposte. Rispetto al margine operativo, la distanza è di dieci punti.
La cifra più netta riguarda la liquidità. Il free cash flow delle attività industriali, ossia la cassa che resta dopo gli investimenti, ha registrato un balzo del 43%: sono 567 milioni di euro. Cresce quindi molto più dei ricavi, che si sono fermati al 7%. Una società che trasforma in cassa una quota così alta di ciò che guadagna ha più margine per dividendi, riacquisti di azioni o nuovi investimenti.
Qualche cautela serve. Sappiamo che le stime degli analisti sono state battute, ma non di quanto, e senza quel numero è difficile dire se la sorpresa sia grande o piccola. Inoltre, con consegne ferme, la tenuta dei margini dipenderà da quanto a lungo i clienti accetteranno di pagare di più per ogni vettura. Un solo trimestre non basta a stabilirlo.
Per chi ha Ferrari in portafoglio, il prossimo punto da guardare è il numero di consegne dell’ultimo trimestre: se resta fermo mentre i ricavi salgono ancora, il modello regge.
Secondo Wall Street Italia, che ha riportato i risultati del terzo trimestre di Ferrari martedì 3 novembre 2026.