Il verbale della riunione della Fed di fine luglio, pubblicato questa settimana, racconta un dibattito interno più diviso di quanto il voto finale lasciasse intendere. Il Comitato federale per il mercato aperto (FOMC) ha deciso con nove voti a favore e tre contrari di lasciare invariato il target sui Fed funds, fermo nella fascia compresa fra 3,50% e 3,75%.

A votare contro sono stati Lorie Logan, alla guida della Fed di Dallas, Beth Hammack, che guida quella di Cleveland, e Neel Kashkari, alla guida della Fed di Minneapolis: tutti e tre erano a favore di un rialzo di 25 punti base.

Il documento riporta che diversi partecipanti alla discussione si sono detti favorevoli a un aumento del costo del denaro, e che molti hanno indicato la possibilità di un nuovo giro di vite se l’inflazione non calasse. Sono le parole scritte nel verbale, non una decisione già presa: la maggioranza del comitato ha comunque scelto di mantenere i tassi fermi.

Nel testo compare anche la valutazione dei rischi che guida le prossime mosse. Per occupazione e crescita il comitato li giudica orientati al ribasso, per l’inflazione al rialzo. Tra le cause elencate ci sono il prezzo dell’energia e la tensione in Medio Oriente, a cui si aggiunge un fattore più recente: il timore che la corsa agli investimenti sull’intelligenza artificiale spinga in alto il costo dei microchip, con ricadute su smartphone, computer e bollette elettriche.

Un altro tema emerso riguarda il calendario della banca centrale. Il presidente Kevin Warsh ha proposto di scendere da otto a sei riunioni di politica monetaria l’anno, per lasciare ai funzionari più tempo da dedicare all’analisi dei dati prima di ogni decisione.

Su questa base gli analisti di ING leggono un’inclinazione più restrittiva del previsto, coerente con il dissenso dei tre governatori regionali. È una lettura, non un fatto scritto nel verbale: gli economisti della banca olandese sottolineano che i membri con diritto di voto restano nel complesso più accomodanti e si aspettano che la fase di stallo prosegua.

Vale inoltre un limite temporale importante, dicono da ING: il verbale fotografa opinioni raccolte prima della pubblicazione dei dati deludenti su occupazione, vendite al dettaglio e fiducia dei consumatori, oltre a un’inflazione rimasta sotto le attese. Da ING aggiungono che il verbale raccoglie le opinioni di funzionari della Fed in generale, e che non tutti compaiono tra i membri che votano regolarmente al FOMC.

Per l’istituto olandese la Fed tornerebbe ad alzare i tassi solo con occupazione più forte e inflazione sopra le attese, una combinazione che ING giudica improbabile: la sua stima è che i tassi restino fermi fino al 2027.

Chi ha un mutuo o un prestito legato ai tassi USA, direttamente o tramite fondi obbligazionari in dollari, dovrebbe seguire i prossimi dati su occupazione e inflazione più del calendario delle riunioni: sono quei numeri, non le parole del verbale, a stabilire se lo stallo durerà davvero fino al 2027.

Dati e commento tratti dal verbale della Fed e dall’analisi di ING, riportati da Wall Street Italia il 20 agosto 2026.