La Federal Reserve ha confermato per la quinta volta di fila i tassi USA, sotto la guida del presidente Kevin Warsh. Il costo del denaro resta fermo: 3,5% il minimo, 3,75% il tetto massimo. Il voto interno racconta però una storia diversa dalla calma apparente. Tre componenti del FOMC, il comitato che decide la politica monetaria americana, hanno votato contro, chiedendo un aumento di un quarto di punto già in questa riunione.

A votare contro sono state Beth Hammack, che guida la Fed di Cleveland, Neel Kashkari, alla testa della Fed di Minneapolis, e Lorie Logan, che siede al vertice della Fed di Dallas. Un dissenso di questa portata non si vedeva da tempo. Ha spinto i mercati a rivedere subito le attese sulla riunione di settembre. Secondo il CME FedWatch Tool, lo strumento che stima le probabilità di mossa sui tassi a partire dai contratti future, la probabilità di un rialzo a settembre è salita al 63%.

Wall Street ha reagito male su entrambi i fronti, azionario e obbligazionario. Il Dow Jones ha ceduto oltre 1.100 punti, il 2,18%, chiudendo a quota 51.594 punti. Anche gli altri due indici cedono terreno: lo S&P 500 dell’1,51%, il Nasdaq Composite dell’1,74%. Sul fronte dei bond, il rendimento del Treasury decennale è salito di 6 punti base sopra il 4,66%, mentre quello trentennale ne ha guadagnati 9, superando il 5,18% e avvicinandosi a livelli che non si vedevano da anni.

Il resoconto in diretta della giornata, curato da Money.it, racconta il rally del petrolio e il voto sui tassi in sequenza. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno spinto al rialzo i prezzi del greggio nelle stesse ore, dopo che il presidente Donald Trump aveva promesso una risposta dura a Teheran in un’intervista televisiva. Un petrolio più caro pesa direttamente sull’inflazione: alza i costi energetici e complica il compito di chi decide sui tassi.

Nella conferenza stampa successiva al voto, Warsh ha ribadito la linea che ha già reso celebre da quando guida la Fed: niente proiezioni sui tassi futuri, solo lettura dei dati man mano che arrivano. Ha parlato di un’economia che regge bene agli shock recenti e di un mercato del lavoro ancora solido, aggiungendo che sono i mercati finanziari, non i comunicati della banca centrale, il canale principale da cui passa la politica monetaria per arrivare all’economia reale.

Settimane fa Warsh aveva sostenuto che l’inflazione fosse una scelta, un’idea che i critici ora rileggono alla luce della decisione di oggi. Il capo economista di FWDBONDS, Chris Rupkey, ha fatto notare che il testo diffuso dal comitato non offre indicazioni concrete sulle prossime mosse, nonostante il voto interno segnali pressioni per un rialzo. Per Rupkey il rischio è che i mercati comincino a ignorare le comunicazioni della Fed se il comitato continuerà a evitare segnali chiari sulle scelte future.

Per chi ha risparmi o investimenti legati al dollaro, il dato da seguire da qui a settembre è la probabilità di rialzo misurata dal FedWatch Tool, non le singole frasi di Warsh. Se quella percentuale continua a salire, conviene rivedere anche i portafogli in euro con quote di azionario o obbligazionario USA prima della prossima riunione della Fed.

Dati e dichiarazioni raccolti da Money.it nella cronaca in diretta del Fed Day firmata da Laura Naka Antonelli, pubblicata mercoledì 29 luglio 2026.