Un quarto grande operatore industriale europeo si è aggiunto alla gara internazionale per l’ex Ilva, ha annunciato il ministro Adolfo Urso durante un panel al Meeting di Rimini. In corsa restano anche il consorzio italiano promosso da Federacciai, l’associazione dei produttori di acciaio, insieme alle offerte del gruppo indiano Jindal e del fondo statunitense Flacks Group. Urso non ha reso noto il nome del nuovo pretendente, ma ha collegato il suo ingresso alla necessità di trovare in fretta una soluzione industriale per lo stabilimento di Taranto.

Il ministro ha spiegato che l’Italia crede nell’industria primaria, perché senza di essa non esisterebbe né un’industria europea né una reale autonomia del continente. Ha chiesto la collaborazione di tutte le regioni coinvolte, indipendentemente dalla maggioranza politica che le governa, e ha definito la situazione «estremamente critica» ma gestibile con responsabilità istituzionale condivisa. Per descrivere il rischio di un fallimento della trattativa, Urso ha usato un’espressione netta: «bomba sociale e produttiva», riferita al territorio tarantino.

Sul fronte della produzione, il ministro ha ribadito che l’acciaio italiano non è in crisi. Nei primi sei mesi del 2026 la produzione è cresciuta, e a giugno l’aumento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente ha toccato il 6,1%, trainato soprattutto dall’acciaio verde. Secondo Urso, i forni elettrici italiani rendono il paese leader europeo in questo segmento. Il problema resta concentrato a Taranto, dove i giudici della Corte d’Appello di Milano hanno disposto la chiusura dell’area a caldo, il reparto degli altoforni dello stabilimento.

Il ministro ha aggiunto un paradosso ai numeri: mentre l’Italia chiude gli altoforni di Taranto, altri tre impianti hanno riaperto nelle ultime settimane altrove in Europa. Urso attribuisce la differenza a due fattori, il contesto di guerra che pesa sulle scelte industriali e le nuove misure di salvaguardia sull’acciaio introdotte dalla Commissione Europea dal primo luglio, ottenute proprio su spinta del governo italiano. La strategia dichiarata è mantenere la continuità produttiva puntando sulla tecnologia green, nonostante la chiusura dell’area a caldo imposta dai giudici.

Mentre il ministro parlava a Rimini, nelle strade di Taranto circolava intanto un mezzo promozionale a forma di vela. Il mezzo è stato messo in strada da un fronte sindacale unito: Usb, Uilm Uil, Fiom Cgil e Fim Cisl, in concomitanza con i Giochi del Mediterraneo, inaugurati la settimana scorsa. Sul veicolo compare lo stesso messaggio usato durante lo sciopero del 3 agosto, indetto dopo la decisione dei giudici milanesi di chiudere l’area a caldo: un avvertimento sul destino di ventimila lavoratori. La stessa superficie mostra anche il claim ufficiale della manifestazione, «Embrace the future», illuminato di sera ma corredato qui da un punto interrogativo aggiunto dai sindacati.

Per chi segue la vicenda siderurgica italiana, il prossimo indicatore da guardare è l’esito della gara. Se il quarto operatore europeo formalizzerà un’offerta vincolante nelle prossime settimane, la trattativa entrerà nella fase decisiva prima che la chiusura dell’area a caldo diventi irreversibile.

Dichiarazioni del ministro Adolfo Urso al Meeting di Rimini, riportate da Il Sole 24 Ore il 25 agosto 2026.