L’ex Ilva, cioè Acciaierie d’Italia oggi in gestione commissariale, ha chiesto la cassa integrazione straordinaria per altri 4.172 dipendenti. Il limite passerebbe dai 4.450 lavoratori attuali a 8.622, mentre 1.004 persone resterebbero al lavoro per presidiare gli impianti. Lo riporta l’AGI, che cita la comunicazione inviata dai commissari ai sindacati, alle Regioni e ai ministeri.
L’azienda precisa che 8.622 è il livello medio massimo di sospensioni contemporanee. È quindi un tetto, non il numero di persone che resteranno a casa ogni giorno. La richiesta parte dall’autorizzazione e dura fino al 28 febbraio 2027, con possibili proroghe.
Al 30 luglio il gruppo aveva 9.626 dipendenti. A Taranto la cassa coinvolgerebbe 6.964 persone su 7.875, a Genova 870 su 917, a Novi Ligure 515 su 542 e a Milano 117 su 127. Nel sito pugliese è già attiva per circa 3.500 lavoratori, con un massimo autorizzato di 3.800. Dei 6.964 previsti, gli operai sono 4.667, gli impiegati 1.564 e gli intermedi 733. Pesano soprattutto lo staff con i servizi (3.225 persone) e la fusione (2.660).
Il motivo dichiarato è un provvedimento dei giudici d’appello milanesi, emesso il 27 luglio, che impone di spegnere l’area a caldo di Taranto entro 90 giorni. Due richieste di sospensione presentate dall’azienda sono state respinte. La Cassazione esamina il ricorso straordinario il 20 ottobre; senza una decisione diversa, lo stop scatta il 25 ottobre.
I commissari raccontano che dal 9 ottobre gli impianti per bramme e coils sono fermi. Gli ordini di materie prime sono stati revocati. Gli impianti restano in riscaldo, così da evitare danni e ripartire se i giudici lo consentiranno. L’altoforno 2 era l’ultimo in marcia: da alcuni giorni l’azienda non produce acciaio, scrive l’AGI.
C’è poi il nodo dei soldi. Acciaierie chiede che l’Inps versi la cassa in modo diretto, mentre finora anticipava le somme ai dipendenti e poi regolava i conti con l’istituto. Secondo l’AGI, la paga esce ogni mese il giorno 12 e i fondi vanno impegnati circa 15 giorni prima. In questo momento l’azienda non sarebbe in grado di farlo. Avviare subito la procedura serve a non lasciare i sospesi, il 12 novembre, senza paga e senza cassa, perché il ministero del Lavoro non l’avrebbe ancora autorizzata.
L’ultimo decreto del governo prevede un’integrazione che porta l’assegno al 70% della retribuzione fino a giugno 2027. La relazione tecnica prevede 15 milioni nel trimestre finale dell’anno e 30 per il semestre successivo. Il calcolo ipotizza 9.200 lavoratori a zero ore, quasi l’intero organico. Era un indizio dell’aumento poi arrivato.
I sindacati si dividono sul tono. Valerio D’Alò, della Fim Cisl, sostiene che le lettere non siano una sorpresa, perché la possibilità era già stata comunicata ai dipendenti. Loris Scarpa, della Fiom-Cgil, definisce la richiesta inaccettabile: i numeri sono quasi raddoppiati e non tengono conto di quanto ottenuto con gli scioperi. Per Guglielmo Gambardella, della Uilm, è un caso senza precedenti per dimensioni, con quasi 9mila sospesi insieme.
Le prossime date decidono tutto. Il 20 ottobre la Cassazione tiene l’udienza e il ministero del Lavoro incontra i sindacati; il 27 ottobre si va a Palazzo Chigi. Per chi lavora in Acciaierie, il passaggio da segnare resta il 12 novembre, giorno di stipendio.
Secondo l’AGI, in un articolo di Domenico Palmiotti pubblicato il 17 ottobre 2026.