Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha detto ieri che sono maturi i tempi per mettere in piedi una cordata italiana per l’ex Ilva. La dichiarazione arriva al termine di un doppio vertice convocato al ministero delle Imprese, che ha messo attorno al tavolo il ministro Adolfo Urso, Federacciai, Federmeccanica, Confindustria e i principali gruppi industriali del comparto siderurgico. Orsini ha parlato di un confronto utile, ricordando che dietro l’acciaieria pugliese non ci sono soltanto i lavoratori diretti ma intere filiere di fornitura italiane.
Il nodo che ha pesato di più sul tavolo resta la fermata dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. Lo stop è già deciso. La Corte d’Appello, con sede a Milano, ha ordinato la chiusura entro novanta giorni per l’inquinamento causato da amianto e polveri sottili, un termine che si è già accorciato perché diversi giorni sono nel frattempo trascorsi. Il ministro Urso lo ha ribadito nel primo dei due incontri, quello riunito con la Regione Puglia, la Provincia di Taranto e i due Comuni interessati, Taranto e Statte: il provvedimento resta valido e i commissari devono attuarlo. Se lo stop dell’area a caldo sarà confermato, l’indotto rischia di perdere molti posti di lavoro.
Il vertice ha però riportato al centro anche le alternative possibili, cioè i progetti che potrebbero attutire l’impatto del possibile ridimensionamento dell’acciaieria. Urso ha spiegato che diverse aree sono già disponibili e che il governo valuterà, con gli enti locali, un percorso dedicato per sostenere i nuovi investimenti. I commissari, secondo quanto riferito da Urso, avevano concordato in anticipo con Jindal, il gruppo coinvolto nel dossier ex Ilva, che i terreni non indispensabili alla siderurgia potessero tornare disponibili rapidamente, nel quadro del Tavolo Taranto: una superficie di circa 170 ettari, di cui 140 già bonificati. Si sommano poi altri 450 ettari riconducibili all’Autorità di sistema portuale, più oltre 350 ettari di terreni ex militari, dismessi o in via di dismissione, non più in uso. Il governo, secondo quanto detto da Urso, sta valutando la possibilità di nominare un commissario per Taranto, con il compito di velocizzare le autorizzazioni.
Tra le novità comunicate al ministero spicca Pirelli. Il gruppo ha scritto a Urso, in una lettera, di valutare un investimento pugliese fino a 100 milioni di euro, capace di generare 1.000 posti di lavoro tra diretti e indiretti. Il progetto riguarderebbe un polo dedicato all’innovazione, con tanto di pista prove, agganciato all’hub barese per lo sviluppo software. Pirelli, secondo quanto emerso, avrebbe già avviato contatti con il ministero e con l’amministrazione regionale pugliese, così da individuare il sito più adatto. Webuild, dal canto suo, ha confermato l’interesse per un hub di carpenteria a Taranto, legato al cantiere del ponte sullo Stretto: un progetto condizionato però a un approvvigionamento di acciaio con le caratteristiche richieste e alla disponibilità di un presidio produttivo collegato direttamente al cantiere.
Chi partecipa alla procedura di cessione dell’ex Ilva ha già sotto mano il provvedimento firmato dalla Corte d’Appello, con sede a Milano, caricato nella data room che riunisce ogni informazione sulla vicenda, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore. Il termine dei novanta giorni resta però la vera scadenza da monitorare: se il Tavolo Taranto non chiarirà in tempo quali investimenti sostitutivi diventano operativi, migliaia di posti di lavoro nell’indotto siderurgico resteranno sospesi.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore in un articolo di Domenico Palmiotti del 5 agosto 2026, i dettagli emergono dal doppio vertice tenuto al ministero delle Imprese.