L’ex Ilva di Taranto si prepara a fermare gli impianti più inquinanti. I giudici della Cassazione hanno bocciato i ricorsi con cui Ilva e Acciaierie d’Italia contestavano il decreto della Corte d’Appello di Milano, che impone lo stop perché la produzione a caldo inquina. Lo riporta Il Sole 24 Ore, in un articolo di sabato 31 ottobre.

Giovedì 29 ottobre, in serata, l’azienda ha scritto agli enti di controllo Ispra e Arpa Puglia, incaricati di vigilare sull’operazione, dicendo di essere pronta a eseguire l’ordine dei giudici. Quel giorno i tecnici dei due enti erano già in fabbrica per la verifica trimestrale sulle prescrizioni ambientali dell’Aia. Hanno fatto solo quei controlli. L’avvio della fermata sarà il passo successivo.

Il primo impianto coinvolto è l’altoforno 2, tenuto in preriscaldo in attesa della sentenza. Non produce ghisa dall’8 ottobre, data dell’ultima colata. Per mantenere il minimo tecnico l’azienda immette nei cowper un gas acquistato all’esterno, perché senza lavorazione lo stabilimento non ne recupera più. Quel gas tiene la temperatura poco sotto i mille gradi. Quando l’alimentazione verrà staccata, l’altoforno comincerà a raffreddarsi in modo graduale.

Gli altiforni 1 e 4 seguiranno la stessa strada, ma partono da una situazione diversa. Sono in preriscaldo e fermi da mesi. Il primo è sotto sequestro, senza che l’azienda possa usarlo, dal maggio 2025: la Procura di Taranto lo ha bloccato dopo un incendio scoppiato all’esterno dell’impianto, e a giugno di quest’anno la Cassazione ha confermato il provvedimento. Il quarto ha smesso di lavorare alla fine di febbraio 2026 per dei lavori. Il rientro era previsto per aprile, in contemporanea con le batterie delle cokerie, ma non è avvenuto.

Le batterie 7, 8, 9 e 12 producono il carbon coke che serve agli altiforni. Da quasi inizio anno sono in preriscaldo e non ne fanno più, quindi l’ex Ilva lo compra sul mercato. Per fermarle del tutto servirà più tempo che per gli altiforni. I tecnici spiegano che la temperatura deve prima scendere fino a una soglia minima, poi le batterie si spegneranno una dopo l’altra mentre il raffreddamento avanza. La data della fermata totale non è stata comunicata.

Sul fronte occupazionale i sindacati aspettano che il ministero del Lavoro li convochi. All’ordine del giorno c’è l’esame con l’azienda della cassa integrazione straordinaria, in una versione più ampia. Il tetto passerebbe da 4.450 a 8.622 dipendenti, quasi il doppio, e a Taranto da 3.800 a 6.964. Sono numeri tarati sullo scenario che si apre con lo stop.

Resta l’indotto. Il nuovo decreto legge prevede già la cassa in deroga per 4.200 persone, nel periodo tra ottobre e giugno, ma Aigi, l’associazione delle imprese, ha chiesto al ministero di cambiare i criteri. Il presidente Nicola Convertino propone due strade: dare la cassa a ogni dipendente con contratto stabile che ha avuto accesso allo stabilimento, oppure tenere conto delle aziende locali che, anche senza lavorare dentro la fabbrica, hanno realizzato per il siderurgico attività capaci di incidere oltre la metà sul proprio fatturato.

Il prossimo passaggio da seguire è l’incontro al ministero del Lavoro: lì si vedrà quanti lavoratori finiranno in cassa integrazione e se la richiesta di Aigi sull’indotto verrà accolta.

Secondo Il Sole 24 Ore, in un articolo di Domenico Palmiotti pubblicato sabato 31 ottobre 2026.