Chi ha diritto al trattamento integrativo, l’ex bonus Renzi, e non l’ha visto in busta paga può ancora riprenderselo: c’è tempo fino al 25 ottobre per presentare il 730 integrativo. La somma in gioco arriva a 1.200 euro. Lo ricorda QuiFinanza, che ha pubblicato la guida il 13 ottobre.

Nel 2014 l’esecutivo guidato da Matteo Renzi lanciò un bonus di 80 euro, salito in seguito a 100 euro ogni mese. Il nome ufficiale oggi è Trattamento integrativo: un credito Irpef esentasse, che arriva direttamente nello stipendio o nell’assegno di disoccupazione. Altre misure restano distinte, dagli sgravi contributivi alle detrazioni per i redditi medio-alti. Questo strumento ha un solo bersaglio: le buste paga più leggere.

A chi spetta. Rientrano i lavoratori dipendenti, chi ha redditi assimilati e chi riceve Naspi o altri ammortizzatori sociali. I pensionati restano fuori. Poi conta il reddito complessivo annuo, e le fasce sono tre.

Fino a 15.000 euro il bonus spetta per intero, cioè 1.200 euro l’anno, purché l’imposta lorda superi le detrazioni da lavoro dipendente. Chi è nell’area in cui l’Irpef non si paga non ne ha diritto, perché non ha imposta da cui sottrarre il credito.

Tra 15.001 e 28.000 euro la strada è più stretta. Qui il credito arriva soltanto quando le detrazioni per familiari a carico, mutuo sulla prima casa, spese mediche e ristrutturazioni superano, sommate, l’imposta lorda dovuta. Chi supera i 28.000 euro perde ogni diritto.

Perché a volte non arriva. Il datore di lavoro può non averlo riconosciuto durante l’anno perché non conosceva i redditi complessivi del dipendente, oppure perché c’erano più contratti. In quel caso il conguaglio avviene con il 730 già da maggio, e i soldi di solito compaiono nella busta di luglio, se in dichiarazione hai indicato il datore come sostituto d’imposta. Chi nel 730 ha dimenticato altri redditi da lavoro, oltre a quello principale, deve invece mandare una dichiarazione integrativa. L’importo arriva poi in busta paga oppure come rimborso dell’Agenzia delle Entrate.

Come verificare. Serve la Certificazione Unica sui redditi dell’anno scorso. Tre campi dicono come stanno le cose:

  • Campo 390 con il codice 1: il datore ti ha dato il bonus e ha già versato tutto quello che spettava.
  • Campo 390 con il codice 2: il bonus era tuo di diritto, ma in busta paga non è arrivato. Va recuperato con il 730.
  • Campo 391: la cifra in euro che hai davvero incassato nel corso dell’anno.

Gli stessi dati confluiscono nella dichiarazione, quadro C, rigo C14. Se il codice è il 2, il passo da fare è chiaro; se è il 1, e la cifra nel campo 391 è più bassa di quanto ti aspettavi, vale la pena chiedere a un Caf di rifare il conto.

Cosa può andare storto. La domanda per il 730 integrativo passa da un Caf o da un professionista abilitato. Se il ricalcolo mostra invece un debito, la strada cambia: serve il modello correttivo Redditi Pf, e il conguaglio negativo si trattiene dallo stipendio in al più 8 rate. Senza un contratto da dipendente in corso, l’importo si può rateizzare con l’F24, da mandare direttamente all’Agenzia delle Entrate.

QuiFinanza non indica quante persone restino senza il bonus per questa dimenticanza, quindi non c’è un dato per capire quanto sia diffuso il problema. Il controllo, però, costa pochi minuti: la Certificazione Unica ce l’hai già.

Chi rientra nelle fasce di reddito giuste dovrebbe aprire la Certificazione Unica e cercare il codice 2 nel campo 390 prima del 25 ottobre, perché dopo quella data la porta del 730 integrativo si chiude.

Secondo QuiFinanza, in un articolo di Emanuela Colatosti pubblicato il 13 ottobre.