Giovedì 22 ottobre quattro operai dell’Eurallumina si sono barricati sulla cima di un forno dello stabilimento di Portovesme, in Sardegna, a oltre 60 metri da terra. La protesta è un modo per fare pressione sul vertice convocato per venerdì 23 ottobre al Mimit, il ministero delle Imprese, dove si dovrebbe decidere il futuro della fabbrica.
Secondo Il Sole 24 Ore, la giornata è cominciata con un sit-in davanti ai cancelli e un’assemblea dei lavoratori. Poi una delegazione è salita sul forno di calcinazione statico numero 1, mentre i colleghi restavano in presidio a terra e sostenevano l’iniziativa. Eurallumina è controllata dalla russa Rusal e apre la filiera dell’alluminio.
Il nodo è il denaro. Rusal non versa più, da circa un anno, il contributo superiore ai 2 milioni mensili (in euro) che manteneva in vita lo stabilimento, fermo dal 2009. Il motivo è lo stop alle risorse finanziarie deciso dall’autorità competente per le sanzioni contro la Russia. Senza quei fondi, l’azienda ha oggi un’esposizione debitoria di un milione.
Sindacati e lavoratori sostengono che lo Stato dovrebbe intervenire con proprie risorse per mantenere in funzione la fabbrica. Quei soldi, denunciano, non arrivano, e intanto il debito cresce. Si tratta di una versione dei lavoratori: Il Sole 24 Ore non riporta una replica del governo.
Le richieste sono precise. I lavoratori dicono basta ai rinvii e chiedono che ciascuno si prenda le sue responsabilità. Il minimo che pretendono dal tavolo di venerdì è un finanziamento immediato per far funzionare l’impianto fino a dicembre. Aggiungono che i soldi devono bastare finché non si trova una soluzione strutturale.
C’è anche un precedente. I lavoratori ricordano di essere già saliti lassù quasi un anno fa e leggono il ritorno in quota come la prova di quanto sia cambiato poco. Il messaggio è rivolto al governo, ai ministeri, alla Regione e agli enti locali, chiamati a spiegare che strada vogliano prendere.
Il quadro, dunque, è quello di uno stabilimento fermo da diciassette anni che continua a generare costi. Le sanzioni hanno bloccato l’azionista, e la somma mensile che prima versava Rusal oggi nessuno la mette. La domanda per il vertice è quindi chi paghi la gestione ordinaria nei mesi che mancano alla fine del 2026.
Nei documenti della vertenza non compare una data per la fine della protesta, né una risposta del Mimit alle richieste. Per i lavoratori sardi, e per chi segue la filiera dell’alluminio, il dato da guardare è l’esito dell’incontro di venerdì: se arriva uno stanziamento fino a dicembre, il presidio può chiudersi; se non arriva, resta il rischio che la protesta in quota duri a lungo.
Secondo Il Sole 24 Ore, articolo di Davide Madeddu pubblicato giovedì 22 ottobre 2026.