I fondi americani che replicano il prezzo di Ether (gli ETF spot) hanno visto uscire da inizio ottobre 1,08 miliardi di dollari. Tra questi fondi nessun mese del 2026 era andato peggio. Lo riporta Soldionline, in un quadro di mercato pubblicato mercoledì 21 ottobre.
Bitcoin va in direzione opposta. Il prezzo si è avvicinato a 84.000 dollari, aiutato dalla ripresa dei tecnologici asiatici e dalle voci su un’eventuale unione di SpaceX con Tesla. Le due società, secondo le informazioni citate da Soldionline, hanno in cassa più di 30.000 bitcoin. Si tratta di indiscrezioni, non di un accordo annunciato.
Gli ETF su Bitcoin continuano a registrare più ingressi che uscite. Il ritmo però è calato rispetto al picco di inizio settimana. Il quadro è quindi diviso: gli investitori istituzionali stanno spostando peso da Ether verso Bitcoin, non abbandonando il settore.
Per spiegare la fuga da Ether, gli analisti citati dal sito parlano di prudenza dopo l’entusiasmo iniziale per questi fondi. Una parte della domanda, aggiungono, potrebbe essersi rivolta ad altri asset. È una lettura plausibile, ma nessun dato la dimostra: i flussi dicono dove vanno i soldi, non perché.
Intanto cresce l’uso di derivati, coperture e prodotti strutturati. Secondo diversi osservatori, Bitcoin sta entrando verso una stagione di maggiore maturità, in cui si gestiscono volatilità e perdite massime invece di scommettere solo sul prezzo.
Sul fronte delle regole, l’OCC, l’ufficio che vigila sulle banche nazionali americane, ha pubblicato la norma finale che attua il GENIUS Act. La legge punta anche a fissare limiti ai premi legati alle stablecoin che le banche possono offrire ai clienti. La norma dirà se le banche vigilate potranno offrire stablecoin e servizi affini evitando divieti e sanzioni.
Alla Casa Bianca è inoltre atteso un evento sulla cybercriminalità. Donald Trump vuole sottolineare gli abusi crypto di gruppi criminali esteri. Le autorità federali intendono mostrare i risultati contro le truffe e rafforzare la cooperazione con gli altri Paesi.
Fuori dagli Stati Uniti si sperimenta sui pagamenti. Il gruppo nipponico SBI e la sudcoreana Shinhan lavorano a un progetto per far saldare i conti in yen digitali, le stablecoin, ai turisti dal Giappone in visita in Corea. Le strade possibili sono due: carte collegate ai negozianti oppure trasferimenti diretti tra portafogli digitali, utili al commercio tra Paesi.
C’è poi il filone degli asset reali tokenizzati, in sigla RWA: obbligazioni, crediti e simili rappresentati sulla blockchain. Gestori e investitori di venture capital li indicano come la prossima tappa della finanza decentralizzata. L’ostacolo citato: manca un mercato di prestiti on-chain con tasso fisso e durata stabilita, perché oggi il credito decentralizzato si regge soprattutto su tassi variabili, più difficili da prevedere.
Una stima riportata da Soldionline calcola l’effetto di una quota del 5% delle loro riserve che Sky ed Ethena, due protocolli, dirottassero verso questi prestiti. La domanda potenziale sarebbe al massimo di 1,8 miliardi in dollari. Resta una stima, senza un autore indicato, su un mercato ancora agli inizi.
Chi ha cripto in portafoglio dovrebbe seguire i flussi settimanali degli ETF su Ether e su Bitcoin nelle prossime settimane. Se le uscite da Ether continuano mentre Bitcoin tiene, il ribilanciamento istituzionale è una tendenza e non un episodio.
Soldionline, articolo della Redazione pubblicato mercoledì 21 ottobre 2026.