Bitcoin è sceso sotto gli 80.000 dollari per la prima volta in un mese. Lo ha scritto Soldionline giovedì 15 ottobre, spiegando che il movimento è partito da due notizie arrivate quasi insieme: un dato americano sull’inflazione più alto del previsto e una seduta pesante sui listini asiatici.

Il primo colpo è venuto dal PPI degli Stati Uniti, l’indice che misura i prezzi alla produzione, relativo a settembre. Ha superato le attese con il rialzo mensile più forte da marzo 2022. Per il mercato, un’inflazione alla produzione più alta può voler dire tassi sotto pressione, e questo penalizza gli asset più rischiosi, cripto comprese.

Il secondo colpo è venuto dalla Corea del Sud. L’indice azionario KOSPI ha perso nel corso della giornata circa il 7-8%, il livello più basso da aprile, per colpa soprattutto dei titoli tecnologici. Gli analisti citati da Soldionline la definiscono una contaminazione dell’umore degli investitori. Bitcoin ha toccato l’area degli 80.000 dollari. Gli altcoin, le criptovalute diverse da Bitcoin, hanno fatto peggio, e i loro indici di settore hanno ceduto più del 2%.

Poi c’è stato un recupero parziale. Bitcoin è tornato di poco sopra quella soglia, mentre le Borse si stabilizzavano e i rendimenti dei titoli di Stato si raffreddavano. Diversi analisti osservano che il mercato reagisce ancora con forza a qualsiasi dato macro inatteso.

Anche i fondi quotati vanno nella stessa direzione. I fondi ETF legati a Bitcoin hanno visto uscire 151 milioni di dollari netti da lunedì, preceduti da circa 681 milioni nella settimana prima. Due settimane di deflussi indicano presa di profitto oppure maggiore prudenza degli investitori istituzionali e di quelli retail più strutturati. Soldionline non dice quale delle due spiegazioni pesi di più.

Il quadro più ampio è quello di un calo simultaneo. Scendono insieme il rame, le azioni, Bitcoin e i rendimenti dei bond, mentre l’oro sale. Secondo molti strategist è lo schema delle fasi in cui gli investitori tornano a preferire gli asset difensivi.

Sul fronte delle regole la settimana è stata fitta. In Australia l’autorità di vigilanza ASIC ha avanzato regole più dure sulla custodia dei cripto-asset e per il lavoro degli exchange, in vista di una licenza dedicata. Negli Stati Uniti diversi nomi di Wall Street chiedono regole chiare e dicono di non voler aspettare oltre il Congresso.

Sul fronte giudiziario, la procura di New York e l’FBI dicono di avere smantellato una rete molto ampia di presunte frodi cripto, indirizzate a chi parla russo. Gli schemi promettevano rendimenti elevati tramite falsi consulenti e annunci online, e in seguito offrivano finti servizi per rientrare delle somme perse. A Istanbul, secondo i media turchi, è stato arrestato Richard Heart, fondatore di Hex: sono stati sequestrati contanti e oggetti di lusso, per un valore di vari milioni di dollari.

Ledger, uno dei maggiori produttori di hardware wallet, cioè dispositivi fisici per custodire le chiavi delle criptovalute, ha presentato l’idea di trasformare il proprio apparecchio in una specie di smartphone ibrido. Farebbe girare app come WhatsApp e Instagram e avrebbe anche una modalità protetta per i fondi digitali.

BlackRock, intanto, invita a guardare ai rischi macro: il debito pubblico americano oltre i 40.000 miliardi di dollari e l’enorme fabbisogno di spesa per i data center. Per molti analisti il comparto cripto dipende ancora dalla politica monetaria e dalla propensione globale al rischio, e passa da momenti di grande entusiasmo a correzioni rapide.

Chi ha Bitcoin in portafoglio o tramite ETF può tenere d’occhio due segnali nelle prossime settimane: i flussi settimanali dei fondi e i prossimi dati americani sui prezzi. Sono questi, e non il livello degli 80.000 dollari in sé, a mostrare se il rimbalzo regge.

Secondo Soldionline, articolo della redazione pubblicato giovedì 15 ottobre 2026.