Ericsson ha ritirato i licenziamenti collettivi per 131 dipendenti della sede di Genova. L’annuncio è arrivato lunedì 5 ottobre, al tavolo convocato dal Mimit, il ministero che segue le crisi industriali. Il gruppo svedese ha fatto marcia indietro dopo una telefonata di Giorgia Meloni ad Andrea Missori, amministratore delegato di Ericsson Italia.

Al posto dei licenziamenti l’azienda mette in campo due strumenti. Il primo sono gli incentivi all’esodo, che Il Sole 24 Ore quantifica in 48 mesi. Il secondo è il trasferimento dei lavoratori su altri siti della multinazionale, sia in Italia sia all’estero. Entrambe le strade, ha spiegato il ministro Adolfo Urso, passano da procedure consensuali e volontarie: nessuno viene mandato via contro la propria volontà.

La differenza rispetto a prima è concreta. Un licenziamento collettivo chiude il rapporto di lavoro per decisione dell’azienda. Un esodo incentivato lo chiude solo se il lavoratore accetta, e in cambio di una somma. Chi preferisce restare può provare la strada del trasferimento, con tutto quello che comporta spostarsi in un’altra città o in un altro Paese. Il quotidiano non precisa quanti dei 131 sceglieranno l’una o l’altra opzione, né se l’offerta riguardi tutti.

La procedura era nata dentro un piano di riorganizzazione. Colpiva un polo di tecnologia e ricerca che a Genova ha un peso industriale ben oltre il numero dei posti, e per questo la vertenza aveva già smesso di essere soltanto una questione occupazionale.

Lo stop ai tagli, però, non chiude la partita. Palazzo Chigi lo giudica un passaggio utile a uscire dalla fase di difficoltà, e dice che il Governo continuerà a seguire il caso per tutelare l’occupazione qualificata e le competenze tecnologiche del Paese. La notizia arriva proprio da quelle fonti, non da un comunicato di Ericsson. Il Sole 24 Ore non riporta una dichiarazione dell’azienda sui numeri o sui tempi.

Resta quindi senza risposta la domanda che conta di più: quale ruolo avrà Genova nel nuovo assetto italiano del gruppo. Ericsson non ha reso noto come voglia cambiare la sua struttura in Italia, e il confronto con il Governo si sposta proprio su questo terreno. Un sito che perde personale con gli esodi, anche volontari, può restare in piedi sulla carta e svuotarsi nei fatti.

Per capire quanto sia solido il risultato servono tre cose che oggi mancano: il numero di adesioni agli esodi, il numero di persone davvero ricollocate e un piano industriale scritto per il sito ligure. Finché non ci sono, l’intervento della premier ha evitato 131 lettere di licenziamento ma non ha ancora garantito 131 posti.

Chi lavora a Genova per Ericsson dovrebbe aspettare le condizioni scritte dell’incentivo prima di decidere. Il prossimo passaggio da seguire è l’incontro successivo al Mimit, dove l’azienda dovrà dire che cosa vuole fare del sito.

Notizia riportata da Il Sole 24 Ore lunedì 5 ottobre 2026, sulla base delle comunicazioni di Palazzo Chigi e delle dichiarazioni al tavolo del Mimit.