Electrolux ha ritirato i licenziamenti unilaterali e ha presentato una revisione del piano per l’Italia. L’annuncio è arrivato lunedì 5 ottobre, nell’incontro con i sindacati convocato dal ministero delle Imprese, come riporta Il Sole 24 Ore.

Il ritiro non cancella la riduzione di personale. Il Sole 24 Ore ricorda che la vertenza era partita con l’annuncio di oltre 1.700 esuberi: è il numero dato all’inizio del confronto, non una cifra aggiornata, e altre testate ne hanno indicati di diversi. Quello che cambia è lo strumento con cui l’azienda propone di gestirli.

Il nuovo piano prevede incentivi per 1.250 uscite volontarie nell’arco di tre anni: 650 operai e 600 impiegati. A queste si affianca la cassa integrazione straordinaria, che accompagnerebbe la transizione. Chi esce lo fa quindi per scelta, con un incentivo; per chi resta, il reddito è coperto dagli ammortizzatori mentre la produzione viene riorganizzata.

Sul piano industriale la società mette 90 milioni di euro di investimenti. Le linee citate sono i frigoriferi da incasso per la Svizzera, i piani cottura a gas di fascia premium, i forni con funzioni steam crisp e pirolitiche e le lavatrici da 12 chili. Le lavasciuga resteranno solo di alta gamma, le lavastoviglie saranno prodotte unicamente per l’Europa.

Resta il nodo di Cerreto d’Esi, nelle Marche. La chiusura dello stabilimento viene confermata, anche se l’azienda propone di reindustrializzare il sito con una transizione più sostenibile e, per ora, la produzione continua. Sono in gioco 170 lavoratori, in maggioranza sulla fascia dei 45-50 anni, per cui trovare un’altra occupazione sul territorio non è semplice. Lunedì hanno incrociato le braccia per otto ore davanti ai cancelli, con un presidio, mentre una delegazione partiva per Roma. I sindacati hanno inoltre denunciato il trasferimento in Polonia delle linee di Cerreto.

Qui le parole del ministro Adolfo Urso e i fatti non coincidono del tutto. Urso ha dichiarato che che nessuno stabilimento chiuderà e nessuno perderà il posto. Il piano, però, tiene la chiusura di Cerreto e le 1.250 uscite, sia pure volontarie. Il governo si è detto pronto a sostenere il progetto con strumenti straordinari da inserire nella prossima legge di bilancio, senza indicare importi.

Urso ha poi collegato la partita all’Europa. Secondo il ministro, il commissario Séjourné gli ha confermato per iscritto che Bruxelles è pronta ad agire sulla base del documento italiano, avallato anche da Slovacchia, Polonia, Spagna, Francia e Germania. L’azienda dovrebbe così trovare un quadro regolatorio più favorevole alla produzione europea, a partire dalla revisione del CBAM e dai costi dell’energia. Per ora è un impegno dichiarato dal ministro, non un atto della Commissione.

Il calendario è già fissato: un incontro tecnico giovedì 8 ottobre e uno plenario giovedì 29 ottobre. Per i lavoratori dei siti italiani il dato da seguire è se le 1.250 uscite resteranno davvero volontarie. Il confronto dell’8 ottobre dirà quanto il piano può reggere senza nuovi licenziamenti.

Secondo Il Sole 24 Ore, articolo di Cristina Casadei pubblicato lunedì 5 ottobre 2026.