Le azioni Eni hanno guadagnato circa il 4% ieri a Piazza Affari, arrivando fino a 22,89 euro dopo la diffusione dei conti del secondo trimestre 2026. La seduta precedente si era chiusa in ribasso dell’1,72%, a 22,02 euro. In una sola giornata il titolo ha cancellato quel calo e toccato un nuovo massimo mensile. Da inizio anno il rialzo supera il 36%, trainato dal balzo dei prezzi del petrolio.

Il gruppo guidato dal CEO Claudio Descalzi ha chiuso il trimestre con un profitto rettificato di 2,3 miliardi, più del doppio dello stesso periodo dello scorso anno. Nei primi sei mesi del 2026 quel risultato rettificato sale a 3,635 miliardi, il 43% sopra l’anno precedente. I ricavi restano legati soprattutto a un fattore: la produzione.

Nel trimestre l’estrazione ha raggiunto 1,79 milioni di barili equivalenti al giorno, undici punti percentuali sopra un anno prima. A spingerla sono stati i nuovi giacimenti avviati in Norvegia, in Indonesia, nel Golfo del Messico e in Africa Occidentale. Su queste basi il gruppo ha alzato l’obiettivo di crescita produttiva per l’anno, passando da un intervallo tra il 3% e il 4% a circa il 5%.

Ai risultati si è affiancata una remunerazione più alta per gli azionisti. Il buyback cresce a 3,4 miliardi di euro, seicento milioni sopra la cifra indicata a inizio anno. Descalzi ha collegato l’aumento direttamente ai conti del trimestre, spiegando, secondo quanto riporta Money.it, che il rialzo del programma riflette la solidità dei risultati appena diffusi.

Alla chiusura di giugno il debito netto scende a 11,3 miliardi, con un rapporto tra debito e capitale sceso al 10%, il minimo storico per il gruppo. È un dato che pesa più del rally di un giorno. Significa che Eni può continuare a remunerare gli azionisti anche se lo scenario del petrolio dovesse peggiorare.

Resta aperta la partita del dividendo straordinario. La politica di remunerazione prevede che l’intero aumento della cassa operativa vada distribuito come dividendo extra nell’ultimo trimestre. La condizione è che il Brent superi quota 90 dollari il barile, oppure che margini di raffinazione e prezzo del gas salgano di oltre il 50% rispetto al budget. La decisione arriva a ottobre, quando il quadro sui prezzi dell’energia sarà più chiaro. Per ora resta confermato il dividendo ordinario 2026, fissato a 1,1 euro per azione, il 5% sopra quello dello scorso anno.

Chi ha il titolo Eni in portafoglio dovrebbe guardare al prezzo del petrolio nelle prossime settimane, non alla singola seduta di rally. È quella soglia a stabilire se a ottobre arriva davvero un dividendo extra.

Dati e dichiarazioni riportati da Money.it, a firma di Laura Naka Antonelli, il 29 luglio 2026, giorno di pubblicazione dei conti trimestrali di Eni.