La Regione Emilia-Romagna ha dato il via libera al piano casa regionale che nei prossimi cinque anni mette in campo una dotazione da 300 milioni di euro per ristrutturare o costruire cinquemila abitazioni popolari. A guidare la partita è Giovanni Paglia, l’assessore regionale che si occupa di Politiche abitative: l’avvio dei cantieri è previsto una volta firmata la convenzione con i Comuni, indicativamente entro settembre, per assegnare le prime case tra la fine dell’anno e i primi giorni di gennaio. Lo riporta Il Sole 24 Ore.

Il finanziamento arriva da tre canali: 50 milioni della Regione, altrettanti dal Fondo europeo di sviluppo regionale riprogrammati nei mesi scorsi, e un prestito trentennale della Bei, l’istituto di credito dell’Unione europea per gli investimenti pubblici, con un plafond da 200 milioni. Davide Baruffi, l’assessore al Bilancio, lega l’accesso al prestito ai flussi di cassa generati dai canoni d’affitto già a partire da gennaio.

Il piano ribattezza gli alloggi popolari, la sigla tecnica è Erp, in edilizia residenziale sociale, la nuova categoria Ers pensata per le famiglie che guadagnano troppo per la casa popolare e troppo poco per il mercato libero. Possono accedere i nuclei con un Isee che va da 8mila a 35mila euro. Le richieste più numerose sono arrivate da due città, Reggio Emilia e Ferrara, sopra le duecento ciascuna, un segnale che la Regione ha usato per costruire una mappa degli alloggi pubblici rimasti sfitti.

A settembre partiranno i lavori su 1.100 abitazioni ex popolari, tutte già collegate a un futuro inquilino che ha versato la caparra. La Regione ha scelto di finanziare solo le ristrutturazioni per cui esiste già una domanda reale, per non spendere risorse in zone dove nessuno cercherebbe casa. È una cautela che racconta anche il limite del piano: con 300 milioni, ben lontani dai 500 che servirebbero a coprire l’intero fabbisogno segnalato dai Comuni, non tutte le famiglie in lista arriveranno a un contratto. L’obiettivo dichiarato da Paglia è arrivare a cinquemila alloggi riqualificati usando l’intero prestito Bei.

Il canone che le famiglie pagheranno non potrà superare un quinto del reddito netto familiare, con un affitto medio intorno ai 350 euro mensili per un’abitazione di 70 metri quadrati.

A settembre la Regione discuterà anche la seconda fase, che punta a costruire nuove case sociali coinvolgendo capitali privati insieme a Invimit, la società pubblica che gestisce la valorizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato. Un percorso simile è partito a metà luglio anche in Lombardia, mentre il piano casa nazionale varato dal governo mesi fa resta per ora sulla carta: a muoversi con risorse concrete sono le Regioni, non Roma. Il commissario governativo per l’edilizia popolare ha promesso che per i primi giorni di settembre arriverà il bando nazionale, del valore di 700 milioni, ancora senza criteri di riparto tra i territori.

Per le famiglie con un Isee che va da 8mila a 35mila euro e cercano casa in Emilia-Romagna, la mossa utile è tenere d’occhio i bandi comunali di manifestazione d’interesse. Sono quelli a determinare chi entra nella lista dei futuri inquilini, mesi prima che il cantiere parta.

Dati e dichiarazioni riportati da Il Sole 24 Ore in un articolo di Giuseppe Chiellino del 26 agosto 2026.