Il confronto su Electrolux è andato avanti a oltranza lunedì 2 novembre al Mimit, il ministero delle Imprese, senza arrivare a un accordo. Fino a tarda sera azienda e sindacati sono rimasti lontani sul punto centrale: quanti posti si perdono e a quali condizioni. Lo riporta Il Sole 24 Ore.

La vertenza è nata in primavera, quando la multinazionale degli elettrodomestici ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, dove si fanno le cappe, insieme a 1.700 esuberi. Nell’ultimo incontro Electrolux ha portato cifre aggiornate su tagli e uscite e si è detta pronta a rivedere alcune produzioni.

Le sigle Fiom, Fim e Uilm pongono due condizioni. Le uscite devono essere tutte volontarie e incentivate. Il perimetro occupazionale che resta deve essere più ampio di quello che deriverebbe dai 1.041 esuberi senza Cerreto, cifra che con il sito chiuso sale a 1.190.

Su Cerreto i sindacati non cedono. Chiedono che la produzione continui finché non si trova un nuovo investitore. Per Barbara Tibaldi, della Fiom Cgil, i primi colloqui hanno lasciato irrisolto il nodo principale, e a Cerreto non devono arrivare spostamenti di produzione altrove.

Qualche segnale è arrivato dallo stabilimento di Porcia. L’azienda si è detta disponibile a portare la quota di lavasciuga prodotte lì da un 30% a oltre la metà. Per i sindacati è un primo cambio di direzione rispetto all’ipotesi iniziale di spegnere l’attività industriale del sito. Non basta, però: serve anche una rete ampia, fatta di sostegni al reddito e politiche attive.

Su questo terreno si muove il governo. A dirlo sarebbe stato Giampietro Castano, che guida l’Unità di crisi del Mimit, stando a fonti sindacali: si può valutare il ritorno dei contratti di espansione, ma precisando che non sono l’unico strumento utile. Questi contratti legano ogni uscita dall’azienda a un numero, da stabilire, di giovani assunti. In Italia sono stati usati fino al 2024 e da allora non hanno più fondi.

I tecnici del ministero stanno verificando se le risorse ci sono. Ne dipende la possibilità di chiudere la partita, che appare meno scontata di quanto sembrasse.

Il giudizio dei lavoratori resta severo. Massimiliano Nobis, della Fim Cisl, ha raccontato un tavolo tecnico concluso senza le aperture necessarie: gli esuberi restano alti, tra impiegati e operai, e mancano garanzie su investimenti e continuità. Ora la parola passa al tavolo politico, dove la Fim si aspetta che l’azienda entri finalmente nel merito.

Il dato da seguire nei prossimi giorni è uno solo: se il governo troverà i fondi per i contratti di espansione. Senza quelli, la richiesta di sole uscite volontarie rischia di restare senza copertura.

Secondo Il Sole 24 Ore, in un articolo di Cristina Casadei pubblicato lunedì 2 novembre 2026.