Oggi, lunedì 5 ottobre, si apre al Mimit un nuovo incontro sulla vertenza Electrolux. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato otto ore di sciopero e portano sotto il ministero circa 200 lavoratori. Al centro c’è il piano di riorganizzazione della multinazionale svedese, che prevede 1.450 esuberi in Italia: un progetto in trattativa, non ancora eseguito.
Il numero è già sceso una volta. A maggio l’azienda aveva annunciato 1.719 licenziamenti, una quota vicina al 40% dell’organico complessivo, poi ridotti all’attuale cifra. Secondo Adnkronos, Electrolux conta oggi 4.200 dipendenti in Italia, quindi il taglio colpirebbe circa un addetto su tre.
Il ministro Adolfo Urso vuole un accordo entro il mese. La ragione è il calendario: l’azienda deciderà a inizio novembre sull’assetto mondiale, e per il governo la partita italiana va chiusa prima. Urso potrebbe portare al tavolo anche la richiesta di nuove misure europee, appoggiata da Slovacchia, Polonia, Spagna, Francia e Germania, per produrre elettrodomestici nel continente.
Sulla ripartizione dei tagli, stando ai sindacati, 463 posti sono a Porcia, 420 a Susegana e 297 a Forlì. Seguono Cerreto D’Esi con 154 e Solaro con 116. A Cerreto, dove si fanno le cappe da cucina, il piano prevede la chiusura dello stabilimento.
Per tipo di lavoro, gli operai coinvolti sono 830 e gli impiegati 620. Tra questi ultimi pesa la ricerca e sviluppo con 297 posizioni, davanti a operation con 132 e amministrazione con 115. Ci sono poi 135 contratti a termine scaduti o non rinnovati, che si sommano alla cifra principale perché riguardano un’altra categoria di dipendenti.
Lo stallo viene da lontano. Il 21 luglio Electrolux si era detta pronta a rivedere il piano, a patto di avere più investimenti, energia meno cara e stabilimenti italiani più competitivi. I sindacati avevano risposto rifiutando ogni esubero e ogni chiusura, mentre il governo aveva definito il progetto irricevibile.
Nei tavoli tecnici di settembre il quadro è peggiorato. Il piano è rimasto in gran parte intatto e l’azienda ha aggiunto una richiesta nuova: superare i limiti degli accordi interni sui ritmi delle linee di montaggio. Oggi quei limiti fissano un tetto di pezzi all’ora per ogni fabbrica, mentre Electrolux vuole arrivare a 140.
Le posizioni dei sindacati restano distanti. Davide Sperti, della Uilm, chiede un piano con veri investimenti su tutti i siti. Per la Fim Cisl, Ferdinando Uliano vuole garanzie sul futuro industriale e avverte che senza segnali concreti le mobilitazioni continueranno. La Fiom, con Barbara Tibaldi, si aspetta l’impegno a non fermare la produzione di cappe e dice di essere pronta a inasprire la protesta.
C’è poi un dato che manca. Nessuna fonte, fin qui, ha indicato quanto il governo sia disposto a mettere in campo in aiuti. Uliano lo dice apertamente: l’incontro serve a capirlo.
Per i lavoratori dei cinque stabilimenti il segnale da guardare è l’esito di oggi. Se Electrolux modifica il piano, l’intesa può arrivare in poche settimane; se resta chiusa, la scadenza di inizio novembre diventa un rischio.
Adnkronos, articolo di Stefania Marignetti sul tavolo al Mimit di lunedì 5 ottobre.