La vertenza Electrolux torna al Mimit, il dicastero per le imprese. Il ministro Adolfo Urso convocherà un nuovo confronto tra azienda, sindacati e Regioni nella prima settimana di ottobre, dopo aver sentito i governatori delle cinque Regioni interessate dagli stabilimenti del gruppo in Italia. Lo riporta Il Sole 24 Ore.

Per i sindacati il piano industriale presentato dall’azienda non basta. Manca, secondo Massimiliano Nobis della Fim, un intervento capace di sostenere davvero la competitività degli stabilimenti italiani nel lungo periodo. Non un dettaglio tecnico: è la differenza tra un piano che tiene i siti aperti e uno che li mantiene solo fino alla prossima revisione.

Barbara Tibaldi della Fiom va oltre: parla di un tentativo di alleggerire gli impianti italiani spostando le lavorazioni altrove. Un percorso che, a suo giudizio, assomiglia più ai preparativi per una cessione o una chiusura che a un rilancio della produzione nazionale.

Nei tavoli tecnici della prima settimana di settembre, l’azienda aveva già portato i tagli previsti a 1.450 posti, in calo da oltre 1.700, e la produzione promessa a 3 milioni di unità, in crescita dai 2,5 milioni iniziali. Sono cifre che arrivano dal confronto diretto tra azienda e ministero, non da una verifica indipendente sui piani di investimento nei siti italiani. Per i sindacati non bastano comunque a garantire un’occupazione stabile nel tempo, mentre diversi trasferimenti di produzione sono già in corso altrove.

Il caso più avanzato è quello di Cerreto d’Esi, nelle Marche: lo stabilimento chiuderà entro fine anno e la produzione delle cappe passerà al sito gemello in Polonia. Tibaldi fa notare che finora non è arrivata alcuna proposta di reindustrializzazione per l’area.

Negli altri stabilimenti la mappa dei trasferimenti si allarga. A Susegana, dove nascono i frigoriferi, l’azienda valuterebbe di spostare in Cina, tramite terzisti, la parte di lavorazione a minor valore aggiunto. A Porcia rischia una fetta della produzione di lavasciuga, elettrodomestico che in Europa non riesce a sfondare e che i costi produttivi italiani penalizzano: l’ipotesi sul tavolo è spostare parte del lavoro in Thailandia. A Solaro, invece, l’unica novità annunciata riguarda un piano per migliorare la produttività.

Urso ha spiegato di voler prima ascoltare i governatori delle cinque Regioni coinvolte, poi portare il dossier al Consiglio Competitività di Bruxelles, in programma il 24 settembre. Lì tornerà la richiesta italiana di considerare l’elettrodomestico un settore strategico al pari dell’automotive, con il sostegno di Germania, Francia e Polonia.

Il vertice europeo cade due settimane prima del tavolo al Mimit. Significa che quando azienda, sindacati e governo torneranno a sedersi allo stesso tavolo, si saprà già se Bruxelles ha accolto o meno la richiesta italiana su un settore che, a differenza dell’automotive, non gode ancora di uno status protetto.

Per i lavoratori dei siti coinvolti e per chi segue la vertenza, l’esito del tavolo di inizio ottobre dirà se il piano industriale verrà rivisto o se le delocalizzazioni annunciate diventeranno irreversibili.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore in un articolo di Cristina Casadei del 10 settembre 2026, il ministro Urso ha reso nota la data del prossimo incontro al Mimit.