Un’analisi di Money.it firmata da Stefano Vozza individua due BTP trentennali con le cedole fisse più alte tra le emissioni italiane a lunga scadenza: il BTP Tf 4,30% ottobre 2054, ISIN IT0005611741, e il BTP Tf 4,50% ottobre 2053, ISIN IT0005534141. Entrambi sono nati quando i rendimenti erano già saliti dai minimi di inizio decennio e restano tra i titoli più scambiati sul MOT, il mercato telematico delle obbligazioni.

Il BTP al 4,30% è stato collocato in asta il 17 settembre 2024, dodici mesi dopo il massimo dei rendimenti toccato nell’autunno 2023. Paga una cedola semestrale del 2,15% lordo, pari al 4,30% annuo: sono 37,625 euro netti ogni anno su ciascun titolo in portafoglio. Mancano ancora 28 anni alla scadenza, fissata al primo ottobre 2054.

Dopo le tensioni sul comparto obbligazionario di marzo, il titolo quota 94,19 sul MOT: il rendimento a scadenza sale al 4,74% lordo, sceso al 4,17% se calcolato al netto delle imposte. La duration modificata è 15,26 e la volatilità annua è al 10,7%. Nell’ultimo anno il prezzo ha oscillato tra 93,30 e 102,65, con un massimo dall’emissione di 108,5 toccato a dicembre 2024.

Il BTP al 4,50% ottobre 2053, emesso un anno prima del precedente, offre una cedola annua più ricca di 0,20 punti percentuali, con una struttura molto simile. Quota oggi 97,57, con un rendimento lordo a scadenza del 4,73%. La duration è 14,9 e la volatilità annua è al 10,4%. L’escursione di prezzo dall’emissione è più ampia, tra 87 e 112, segno di una storia di mercato già più lunga.

La cedola alta non mette al riparo dal rischio di prezzo. Lo dimostra il BTP Tf 1,70% con scadenza 2051, ISIN IT0005425233, collocato nell’autunno del 2021, in una fase in cui i tassi ufficiali erano quasi azzerati. Il titolo quota oggi 56,98 sul MOT. Un investimento di 10.000 euro fatto a quel tempo varrebbe adesso circa 5.698 euro in termini nominali, oltre 4.000 euro in meno. Chi lo sottoscrisse in quegli anni resta con un ritorno reale ampiamente negativo.

Con una duration superiore ai 14 anni, entrambi i nuovi BTP amplificano ogni variazione attesa dei tassi BCE. Un aumento dei rendimenti richiesti dal mercato fa scendere il prezzo in misura più che proporzionale rispetto a un titolo a breve scadenza. Chi opera con logica di trading apre e chiude posizioni nell’arco di settimane o mesi, seguendo le attese su tassi e inflazione. Chi acquista in ottica di lungo periodo trova nella cedola alta e nell’esenzione dall’imposta di successione due vantaggi reali, ma il prezzo di ingresso pesa più della cedola stessa sul rendimento finale.

Chi valuta uno di questi due titoli nei prossimi mesi dovrebbe guardare al prezzo pagato prima della cedola nominale. Comprare sopra 100 espone alla stessa dinamica che oggi penalizza chi sottoscrisse il BTP al 1,70% nel 2021: anni di rendimento reale negativo prima di un eventuale recupero del prezzo.

Dati e analisi tratti dall’articolo di Stefano Vozza pubblicato da Money.it il 26 luglio 2026.