Google lancia oggi, giovedì 1° ottobre, un satellite prototipo con quattro chip per l’intelligenza artificiale. Il decollo è in programma dalla base californiana di Vandenberg, con un Falcon 9, il vettore di SpaceX. Lo stadio va detto subito: è un esperimento di ricerca, non un data center spaziale funzionante.

Il progetto si chiama Suncatcher e nasce nel gruppo Paradigms of Intelligence, guidato da Blaise Agüera y Arcas, vicepresidente di Google. Lo ha annunciato la stessa azienda sul proprio blog il 24 settembre, come riporta Money.it. Il satellite è stato sviluppato con Planet Labs, società di immagini satellitari, e viaggia nella missione condivisa Transporter-18. La tabella di marcia iniziale puntava all’inizio del 2027, quindi il volo arriva con alcuni mesi di anticipo.

A bordo ci sono quattro TPU di generazione Trillium, i processori che Google progetta per l’AI, e l’energia arriva da pannelli solari con potenza intorno a 1 kilowatt. Il New York Times scrive che in orbita girerà Gemini: il satellite gli passerà richieste brevi, ciascuna sessione dura circa un quarto d’ora. La missione dura un anno. Quattro chip e un chilowatt sono una scala da laboratorio.

Tre prove decideranno il risultato. La prima è il lancio: sono sollecitazioni meccaniche che un server a terra non subisce mai. La seconda sono le radiazioni. Google ha già bombardato i chip con protoni, e le Trillium hanno assorbito più radiazioni ionizzanti di quante ne servano per cinque anni di missione, senza danni significativi. In orbita, però, le radiazioni si sommano alle altre sollecitazioni, e quel comportamento non è ancora stato osservato.

La terza prova è il calore, probabilmente la più difficile. Nel vuoto manca l’aria, quindi non c’è raffreddamento per convezione: il calore si smaltisce solo irraggiandolo. In più l’orbita bassa alterna sbalzi di temperatura forti. Il satellite metterà alla prova anche un sistema di raffreddamento inedito.

Il perché dell’idea sta nel conto energetico. I data center consumano molta elettricità e acqua, e sono diventati un tema di scontro politico e sociale. In un’orbita adatta i pannelli solari prendono luce quasi senza pause, e portare l’elaborazione lontano dalla Terra toglierebbe pressione a suolo, rete elettrica e risorse idriche. Il piano di Google immagina costellazioni di satelliti collegati da laser.

Per il 2027 Google ha già in agenda due satelliti con cui provare i collegamenti laser reciproci. Il piano dipende dall’esito di questo test, e i costi di lancio e la manutenzione di hardware irraggiungibile restano problemi aperti. L’azienda stessa colloca l’AI su grande scala nello spazio tra gli obiettivi di ricerca a lungo termine.

Per chi segue il settore, il dato da cercare nei prossimi mesi non è il lancio ma le prestazioni dei chip dopo settimane in orbita, e soprattutto la gestione del calore.

Secondo Money.it, articolo di Andrea Fabbri pubblicato il 30 settembre 2026, che riprende l’annuncio di Google del 24 settembre.