Ad agosto il tasso di disoccupazione in Italia è risalito al 6,2%, in rialzo di 0,2 punti su luglio. Lo ha rilevato l’Istat, come riporta QuiFinanza. Il numero di chi ha un impiego non si è mosso, ma è cresciuto quello di chi lo cerca.

Gli occupati sono 24 milioni e 352mila, sostanzialmente invariati rispetto a luglio. Dietro la stabilità si muovono però categorie diverse. Salgono i dipendenti permanenti e chi ha almeno 50 anni. Scendono i contratti a termine, gli autonomi e gli occupati tra 25 e 34 anni e tra 35 e 49 anni.

Il dato che pesa di più riguarda chi un lavoro lo cerca senza averlo. In un mese questi disoccupati sono saliti del 3,1%, cioè 48mila in più rispetto a luglio, e l’aumento ha toccato uomini, donne e ogni fascia d’età. Allargando lo sguardo, il quadro non migliora: sul trimestre precedente i disoccupati crescono dell’8,5%, con 123mila persone in più.

Nello stesso trimestre gli inattivi tra 15 e 64 anni calano dell’1,3%, circa 164mila persone. Una lettura plausibile è che una parte di chi aveva smesso di cercare sia rientrata nel mercato senza trovare subito un posto. L’Istat non lo dice in modo esplicito, quindi resta un’ipotesi.

I giovani sono il punto debole. Tra gli under 25 la disoccupazione arriva al 20,3%, con un aumento di 0,6 punti. Il tasso sale anche nella fascia dei 25-34enni, mentre resta ferma da 35 anni in su. Un giovane su cinque che cerca un lavoro, in sostanza, non lo trova.

Il problema è anche geografico. Il 3 agosto 2026 l’Istat ha diffuso un rapporto su come si spostano i residenti, in Italia e all’estero. Il Sud ha visto partire circa 150mila laureati italiani di 25-34 anni, nel periodo dal 2019 al 2025. Di questi, 122mila hanno scelto il Centro-Nord e 28mila un Paese estero.

Chi parte per l’estero lo fa soprattutto con un titolo di studio alto. Secondo il CNEL, dal 2011 al 2024 sono usciti dal Paese 630mila ragazzi e ragazze dai 18 ai 34 anni. Tolti i rientri, il saldo resta negativo per 441mila. Nel 2024 gli espatri giovanili sono stati 78mila, 61mila al netto di chi è arrivato.

La quota dei laureati sta salendo. Nel triennio 2022-2024 erano il 42,1% degli emigrati giovani, contro il 33,8% dell’intero periodo dal 2011. Per le imprese significa un bacino di competenze che si restringe, in un Paese dove la popolazione invecchia e le coorti più giovani sono sempre meno numerose.

Resta il capitolo stipendi, che spiega in parte perché partire conviene. Secondo Eurostat, nel 2024 la retribuzione media annua lorda italiana è stata di 33.523 euro, contro i 39.808 euro della media dell’Unione europea. Mancano 6.285 euro l’anno, quasi il 16%.

Il dato riguarda i dipendenti calcolati su un impiego a tempo pieno. Non coincide con lo stipendio netto in busta paga e nemmeno con il reddito mediano, il valore che lascia metà dei lavoratori sopra e metà sotto. Va letto come un confronto tra medie, non come la paga di chi entra oggi nel mercato.

La dinamica non aiuta. Dal 2023 al 2024 la retribuzione italiana è passata da 32.650 a 33.523 euro, un aumento del 2,6%. Nella media europea la crescita è stata del 5,2%, e ha spinto la cifra verso i 39.800 euro, partendo da 37.800. È il doppio. Spagna e Malta, a 33.700 e 33.499 euro, stanno praticamente sullo stesso livello dell’Italia.

Per chi è under 30 e cerca lavoro, il prossimo dato Istat mensile dirà se il 20,3% di agosto è un’oscillazione o l’inizio di una tendenza. Chi sta valutando un’offerta farebbe bene a confrontare la retribuzione lorda con quella media del settore, prima di firmare.

Dati Istat sul mercato del lavoro di agosto 2026, riportati da QuiFinanza il 1 ottobre 2026.