Il rosso nei conti dello Stato centrale francese ha raggiunto 107 miliardi di euro a fine giugno, il 14,4% in più rispetto a quanto Parigi aveva previsto a inizio anno. Il dato arriva dal ministero delle Finanze francese e segna, secondo Money.it, uno dei punti più bassi per la tenuta fiscale dell’Eurozona degli ultimi anni.
Le entrate pubbliche sono cresciute del 3,7% nello stesso periodo. La spesa, invece, è salita del 5,4%: lo Stato francese si espande più in fretta dell’economia che dovrebbe finanziarlo. Senza una correzione, quel rosso di bilancio potrebbe arrivare al 6% quest’anno; sommando previdenza sociale, comuni e regioni, il conto complessivo rischia di avvicinarsi all’8%, ben oltre il tetto del 3% fissato dai criteri di Maastricht.
Sébastien Lecornu, che guida il governo di Parigi come primo ministro, ha già messo in campo nuove tasse per tamponare il buco. La proroga del prelievo straordinario a carico delle società con ricavi oltre un miliardo di euro dovrebbe portare circa 7,3 miliardi di euro di gettito aggiuntivo. Un’imposta temporanea sui redditi più alti, anch’essa prorogata, ne aggiungerebbe altri 650 milioni. In tutto, le nuove misure dovrebbero alleggerire i conti pubblici per una cifra vicina a 9 miliardi di euro, piccola rispetto al buco da colmare.
Gli aumenti fiscali intervengono sui sintomi, non sulla causa. La Francia non ha avviato una riforma strutturale del proprio sistema di welfare, che pesa per il 57% della spesa pubblica del Paese, tra i più alti al mondo. La revisione dei conti previdenziali resta bloccata, e i governi francesi si susseguono a un ritmo che rende ogni previsione di bilancio obsoleta nel giro di pochi mesi.
I mercati hanno già reagito. Fitch ha tagliato di un gradino il giudizio sul debito pubblico transalpino, sceso da AA− ad A+ nella scala dell’agenzia, citando l’incertezza politica e l’assenza di un percorso credibile verso il riequilibrio dei conti. È il primo declassamento di questa portata per la Francia in anni recenti e arriva mentre i rendimenti restano sotto pressione sui titoli di Stato francesi.
Il caso francese non riguarda solo Parigi. La Francia è la seconda economia dell’area euro e un downgrade del suo debito sposta l’attenzione degli investitori sull’intera unione monetaria, compresi i Paesi periferici che finanziano il proprio debito pubblico agli stessi tassi di riferimento. Uno scenario già visto con la Germania, dove l’espansione della spesa statale non ha risolto la crisi di produttività di fondo.
Chi ha in portafoglio titoli di Stato francesi o fondi obbligazionari europei dovrebbe seguire nelle prossime settimane lo spread tra OAT e Bund tedesco: un suo allargamento anticiperebbe un contagio sui rendimenti dei titoli italiani, che si muovono spesso in scia ai segnali di stress sul debito francese.
Analisi e dati ripresi da un articolo di Money.it a firma di Francesco Simoncelli, pubblicato il 25 agosto 2026.