Le famiglie dell’Unione Europea hanno chiuso il 2025 con un debito equivalente al 49,4% del Pil comunitario, secondo un’elaborazione dei dati Eurostat pubblicata da Money.it. Nell’area euro il rapporto sale al 50,7%. Il conto tiene insieme quanto le famiglie devono per un mutuo, un prestito personale o altre forme di credito al consumo. La vera sorpresa riguarda dove si concentra il livello più alto: non nel Sud del continente, come vuole il luogo comune, ma nel Nord e nell’Ovest.

I Paesi Bassi comandano questa graduatoria: le famiglie olandesi devono quasi due volte la media Ue, il 93,5% del Pil. Il numero riflette un mercato dove è possibile ottenere un mutuo che copre l’intero prezzo di una casa. Poco dietro arrivano Danimarca e Svezia, rispettivamente all’84% e all’82,3%, entrambe con famiglie molto legate al credito ipotecario. A Copenaghen il debito alto è compensato da riserve previdenziali e finanziarie ampie. A Stoccolma, invece, le famiglie sentono di più ogni rialzo dei tassi di interesse.

Restano sopra la media anche Francia, Finlandia e Lussemburgo, senza un dato puntuale reso noto. Tra i Paesi con una cifra precisa, il Belgio arriva al 56,4%, Cipro al 54,2% e il Portogallo al 53,9%. A Lisbona pesano i rincari delle case degli ultimi anni e la scarsa offerta di immobili in vendita. A Nicosia restano invece in bilancio prestiti in sofferenza ereditati dalla crisi bancaria di oltre un decennio fa.

Il quadro si ribalta guardando al Sud del continente. La Grecia, il Paese più citato quando si discute di debito, si ferma al 38% del Pil: molto meno della media europea. La Bulgaria scende al 28%. La Romania chiude al 12,3%, il livello più basso di tutta l’Unione.

Anche l’Italia conferma la stessa prudenza. Le famiglie italiane devono il 35,9% del Pil, una quota più bassa sia della media comunitaria sia di quella spagnola, ferma al 42,9%, e greca, al 38%. Il numero stona con la fama che l’Italia si porta dietro all’estero, quella di Paese cronicamente indebitato.

Il vero nodo per l’Italia resta altrove: il debito pubblico. Lo Stato ha chiuso il 2025 al 137,1% del Pil, il secondo valore più alto nell’Unione dopo quello greco. Le famiglie italiane, al contrario, restano caute: pesa un’abitudine al risparmio che dura da generazioni.

Un debito privato alto non è di per sé un allarme: dipende soprattutto da quanto è sviluppato il mercato dei mutui di un Paese. Per Bruxelles, però, il campanello d’allarme scatta oltre quota 55% del Pil. Sopra quel livello, secondo la Commissione europea, il debito delle famiglie comincia a mettere a rischio la stabilità economica di un Paese.

Per chi in Italia valuta un mutuo, il margine resta ampio. Con un debito delle famiglie ben sotto la soglia di rischio, il vincolo alla crescita del credito arriva dal fisco e dai conti pubblici, non dalla capacità di spesa dei nuovi mutuatari. Il numero da seguire nei prossimi mesi è l’aggiornamento del rapporto debito pubblico/Pil, atteso con i conti di fine anno. È lì che si gioca la vera partita per l’Italia, non nei bilanci delle famiglie.

Dati ed elaborazione Eurostat riportati da Money.it in un articolo pubblicato ieri, firmato da Alessandro Nuzzo.