L’Italia ha 262 data center, i capannoni pieni di server che fanno girare cloud e intelligenza artificiale. Circa il 45% si trova in Lombardia. La potenza installata è più che raddoppiata rispetto al 2020 e a fine 2025 ha toccato 609 MW.
I numeri vengono dall’AI for Energy Report 2026, preparato dall’Energy&Strategy del Politecnico di Milano e ripreso giovedì 8 ottobre da Il Sole 24 Ore. Il dato più netto riguarda la geografia: 414 MW stanno nell’area di Milano, soprattutto a nord-ovest della città. Il resto del Paese si divide la quota rimanente.
Questa concentrazione ha una ragione pratica. Un data center ha bisogno di una rete elettrica robusta e di collegamenti in fibra, e l’area milanese li offre già. Chi sceglie dove costruire va dove l’allaccio è più rapido, e questo rende ancora più pesante il carico su un unico territorio.
Per il futuro il report offre tre scenari. La capacità italiana potrebbe arrivare a 0,9 GW nel 2030 se la crescita resta contenuta. Sale a 1,2 GW con un’attrattività media, cioè con il ritmo di oggi. Arriva a 1,8 GW nell’ipotesi alta, che richiede politiche dedicate e più investimenti.
Il divario tra il primo e l’ultimo scenario è quindi di 0,9 GW. Dipende in gran parte da scelte che non sono ancora state prese. Sono stime di uno studio accademico e non una programmazione ufficiale.
Nelle simulazioni pesano le domande di allaccio alla rete a tensione alta e altissima, un elenco che Terna rivede ogni mese. A fine agosto erano 101,4 GW. Soltanto 1,9 GW, però, sono arrivati alla fine dell’iter di allaccio. La distanza tra domanda di connessione e progetti davvero avviati è enorme, e per questo le richieste da sole dicono poco su cosa verrà costruito.
Anche il quadro europeo pesa. I data center spiegheranno il 28% dell’aumento del fabbisogno elettrico europeo da qui al 2030 (89 TWh, con base il 2023). Fa meglio, o peggio, solo l’industria con 177 TWh. Nello stesso periodo i consumi complessivi europei crescono dell’1,4%, da 3.214 a 3.533 TWh.
Federico Frattini, vicedirettore di Energy&Strategy e che ha curato la parte scientifica, collega il tema alla sostenibilità. Secondo Frattini la sfida europea è costruire filiere tecnologiche e capacità di calcolo sufficienti per l’IA senza ostacolare gli obiettivi sul clima. Tra le leve indica raffreddamento più efficiente, minori consumi d’acqua e approvvigionamento da rinnovabili. Aggiunge la necessità di modelli che richiedano meno calcolo e meno energia.
C’è anche un nodo di sovranità tecnologica. Sempre secondo Frattini, a maggio solo 2 dei 50 modelli di IA più usati al mondo non arrivavano da americani o cinesi. I data center europei, insomma, spesso ospitano tecnologia sviluppata altrove.
Per chi segue il settore, il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è l’aggiornamento mensile di Terna sulle richieste di connessione: se la quota arrivata a fine iter sale oltre 1,9 GW, lo scenario alto del 2030 diventa meno teorico.
Dati dell’AI for Energy Report 2026 del Politecnico di Milano, riportati da Il Sole 24 Ore l’8 ottobre 2026.