Luca Parisi fondò Boostar nel 2017, ancora studente, mentre costruiva i primi siti internet e le prime applicazioni per conto terzi. Oggi quella società, specializzata in software per il mercato dell’energia, fa girare i sistemi dietro a una bolletta italiana ogni quaranta.

La svolta arrivò quando un’azienda del comparto utility diventò il primo cliente vero della società. Da quell’incontro Parisi scelse di non restare una software house generalista e di concentrare l’azienda su un solo mercato verticale, studiando da vicino i processi di chi vende energia ai clienti finali. Il team di Boostar è cresciuto fino a superare quaranta persone. I clienti attivi hanno superato quota cento. I progetti chiusi finora vanno oltre i trecento, tutti nel settore energia.

Il prodotto centrale dell’offerta si chiama Venus, una piattaforma cloud che mette insieme in un solo ambiente la gestione dei contratti, la fatturazione, l’area riservata ai clienti, l’app per smartphone, i pagamenti online, la firma digitale, l’archiviazione dei documenti e alcune funzioni basate sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato da Parisi è togliere lavoro manuale dalle mani degli operatori delle utility, non solo vendere licenze software.

Il settore in cui opera Boostar è cambiato parecchio negli ultimi anni: nuove regole, più dati da trattare, più pressione a offrire servizi rapidi ai clienti finali. In un mercato del genere la tecnologia smette di essere un accessorio operativo e diventa la leva con cui una utility riduce i costi di gestione dei propri abbonati.

Il gruppo Zucchetti, uno dei principali operatori tecnologici italiani, ha accolto Boostar nelle proprie fila nell’autunno del 2025, con l’ingresso formalizzato in ottobre. Il primo effetto concreto di quell’operazione è lo spostamento dei sistemi informatici verso il data center che il gruppo gestisce in Italia, una mossa pensata per aumentare la sicurezza e la capacità di reggere il carico dei clienti in crescita. Secondo quanto riferito dall’azienda, l’operazione non ha comportato una perdita di autonomia sulla parte di prodotto: Boostar resta la divisione specializzata nel settore energia dentro un gruppo molto più grande.

Il numero più citato dall’azienda, quella quota di una bolletta ogni quaranta che passa dai suoi sistemi, arriva da una stima interna e non da una verifica di un ente terzo: un dettaglio da tenere presente quando si valuta quanto pesi davvero Boostar nel mercato italiano delle utility. Resta comunque un indicatore di scala raro per una software house nata da un progetto di due ex studenti alle prime armi con lo sviluppo web.

Per chi lavora nel settore energia, la lezione di questa storia riguarda più il posizionamento che la crescita in sé. Le società che scelgono di specializzarsi su un solo comparto normativo complesso, invece di vendere software generico a chiunque, riescono a costruire barriere all’ingresso che un concorrente generalista fatica a replicare in tempi brevi. Chi valuta oggi un fornitore digitale per la propria utility dovrebbe chiedere proprio questo: da quanti anni quel fornitore lavora esclusivamente sul settore energia, e con quanti clienti attivi lo dimostra.

Secondo quanto pubblicato da Forbes Italia nel numero di agosto 2026, dedicato al percorso imprenditoriale di Luca Parisi e alla crescita di Boostar.