Chi possiede bitcoin, ethereum o qualsiasi altro token digitale deve segnalarlo al Fisco, senza soglia minima di valore. La regola vale sia per chi tiene le monete su un exchange italiano sia per chi le custodisce su una piattaforma estera o in un wallet personale. Il modello Redditi 2026 dedica a questo scopo il Quadro RW, la parte della dichiarazione riservata alle attività finanziarie tenute fuori dai confini italiani.
Il Quadro RW nasce per il monitoraggio delle attività estere di persone fisiche, società semplici ed enti non commerciali. Dal 2024 include una sezione dedicata alle cripto-attività, introdotta per recepire la Legge di Bilancio 2023. Attraverso questa sezione l’Agenzia delle Entrate calcola anche l’imposta patrimoniale che sostituisce l’IVAFE per chi possiede criptovalute.
La compilazione richiede di ricostruire l’intero anno solare, non solo la fotografia al 31 dicembre. Per ogni wallet occorre indicare il valore al primo gennaio, gli acquisti e le vendite fatte durante l’anno con il relativo prezzo, e il valore residuo a fine dicembre. Chi ha comprato e rivenduto più volte la stessa moneta usa il prezzo dell’ultima transazione dell’anno per ciascuna operazione, non la media.
Il calcolo dell’imposta segue una formula fissa: il valore delle cripto-attività si moltiplica per un’aliquota del 2 per mille, poi per i giorni di effettivo possesso diviso 365. Su un controvalore di 65.000 euro tenuto per l’intero anno, l’imposta dovuta arriva a 130 euro; con 300 giorni di possesso scende a circa 107 euro. Se un exchange ha già trattenuto e versato l’imposta di bollo, quella cifra va indicata come credito e si sottrae dal totale, evitando un doppio pagamento.
Chi ha investimenti esteri per il tramite di una società italiana non deve compilare la sezione, mentre chi ne è titolare effettivo nella società estera che ha fatto l’investimento resta comunque obbligato a dichiarare quella quota. Restano esonerate le società in nome collettivo, quelle in accomandita semplice, gli enti commerciali e le società di capitali quali Srl e Spa. Dentro l’obbligo restano invece i professionisti con partita IVA. Per i trust la responsabilità della dichiarazione ricade sul trustee, quando il trust ha sede fiscale in Italia.
Una distinzione separata riguarda i conti correnti e i depositi bancari tenuti fuori dall’Italia: per questi il monitoraggio scatta solo se durante l’anno si supera un picco di 15.000 euro. Per le criptovalute non esiste equivalente: anche un possesso minimo va dichiarato, e l’obbligo resta pure per chi ha chiuso tutte le posizioni prima della fine dell’anno fiscale.
Chi ha comprato e venduto la stessa criptovaluta più volte nel 2025 dovrebbe ricostruire fin da ora la cronologia delle operazioni exchange per exchange: è il passaggio che richiede più tempo nella compilazione, e rimandarlo a ridosso della scadenza della dichiarazione dei redditi aumenta il rischio di errori nel calcolo dei giorni di possesso e quindi dell’imposta dovuta.
Istruzioni tratte dalla guida pubblicata da Money.it il 26 agosto 2026, a firma di Patrizia Del Pidio.